macOS High Sierra: alta attenzione

Ammetto il mio errore: non ho considerato che il cambiamento del file system su macOS non è proprio la stessa cosa del cambio di file System avvenuto su iOS.

Non è scontato, come credevo, che il passaggio sia indolore per le applicazioni residenti sul Mac, una volta effettuato il passaggio a macOS High Sierra con il nuovo file system APFS.

Il 25 settembre sul forum ufficiale di Autodesk, John Vellek (technical support specialist) scrive:

The next release of the MacOS, High Sierra, is scheduled for public availability on September 25, 2017. This upgrade to the operating system (OS) will introduce a new 64-bit file system “APFS” which is optimized for solid state drives. Please be aware that currently AutoCAD for Mac 2017 and previous versions are not designed to run on this new file system and will not function properly. We are actively working on fixing this issue.

Meanwhile, we encourage you to use our public beta for the pre-release version of AutoCAD for Mac 2018 with High Sierra.

Per fortuna, mentre scrivevo l’articolo Autodesk, ha sfornato la soluzione: una patch di 754 MB…

Ed il bollettino di guerra non finisce qui: come scrive Karen Haslam di Macworld Uk:

Adobe warns that 2017 releases of Illustrator CC (and earlier) were not designed, nor supported to run on macOS 10.13 (High Sierra) Beta builds. So if you are running even the most recent version of Illustrator you may encounter problems.

e

Dropbox – some people are having issues with the smart sync feature

Anche, ma soprattutto, questa volta bisognerà fare attenzione alla compatibilità delle applicazioni che si utilizzano col sistema operativo: imperitavo il giro sull’ottimo servizio Roaringapps per dare uno sguardo sul livello di compaibilità che hanno le vostre app con High Sierra.

E con il 2017 abbiamo finito?

Ovviamente no, visto che nel 2018 terminerà il supporto per le app a 32 bit anche per macOS.

Continuando nell’articolo di MacWorld ci sono le istruzioni per vedere quali app a 32 bit ci sono sul vostro Mac, giusto per sapere che aria tira e magari mandare una mail di sveglia allo sviluppatore interessato.

Di seguito riporto le istruzioni:

  • Go to Apple Menu

  • About This Mac

  • System Report

  • Software > Applications

  • In the final column you can see whether it’s a 64-bit application

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Mude e Mac: la triade funzionante [part II]

Periodo di ritorni sul tema, questo.

Questa volta riapro specificatamente l’argomento Mude e Mac per aggiornarlo e segnalare la triade funzionante, appena provato, con il sistema Mude Piemonte:

  • macOS X El Capitain 10.11.6;
  • Safari 10.0.03;
  • Acrobat Reader DC 2015.023.20053.

Una buona notizia, anche se è da verificare che il discorso sia valido anche con Sierra…

MacBook Pro 2016

È passato qualche giorno dalla presentazione dei nuovi MacBook Pro Retina 13″ e 15″: ho così avuto tempo di chiarirmi le idee e leggere le tante, tantissime, reazioni che questa presentazione ha suscitato. Nel bene e nel male, indubbiamente non ha lasciato gli appassionati indifferenti…

La mia speranza dell’abbandono dei processori Intel in favore dei processori ARM non si è avverata. Risultato? Che mentre Apple aspetta che Intel torni dalla terza parte del loro nuovo corso sintetizzabile in “Tick Tock Vado-in-vacanza”1, noi ci dobbiamo accontentare dei chipset Sky Lake. Presumibilmente per il 2017, sempre che Intel non trovi code al casello al rientro, verranno rilasciati i nuovi chipset Kaby Lake adatti alle linee Apple. C’è da dire che anche i nuovi Surface Studio e Surface Book sono equipaggiati con lo stesso chipset2: prima o poi Intel tornerà dalle vacanze, sempre che ARM non arrivi prima.

Detto questo, personalmente i nuovi MacBook Pro mi piacciono e, avessi le possibilità, lo comprerei anche, color Grigio Siderale senza dubbio. Entro in pieno nel target dell’utilizzatore tipo di questo MacBook Pro, ma mi rendo conto che non è per tutti i professionisti…

Le novità

Essendo un portatile, con la scorta della mia esperienza d’uso in ambito lavorativo, la prima cosa che sono andato a vedere sono le dimensioni ed il peso.

Nel mio immaginario, il portatile più leggero è il MacBook Air: sarà per il nome, sarà perchè alla presentazione è stato tirato fuori da una busta da Steve Jobs o sarà perchè quando lo utilizzai mi dava proprio la sensazione di leggerezza.
Fatto sta che il nuovo MBPr 13″ pesa quanto un MBA 13″ (1,37 kg e 1,35 kg rispettivamente); lo spessore di 1,49 cm del MBPr 13″ è minore rispetto allo spessore massimo di 1,7 cm del MBA13″; rispetto all’Air, sono stati eliminati 2 cm in larghezza ed 1,5 cm in profondità (32,5 cm x 22,7 cm le misure dell’Air; 30,41 cm x 21,24 cm le misure del Pro). In pratica, anche il nuovo MacBook Pro 13″ poteva essere sfilato da una busta, solo che le caratteristiche sono superiori all’attuale Air a partire dallo schermo Retina.

MBPr 2016 Schermo

A proposito dello schermo, ha guadagnato lo spazio cromatico P3. Utile per chi si occupa di grafica avanzata; con l’ausilio della retroilluminazione a Led più brillante, del contrasto più elevato, neri più profondi e bianchi più luminosi tutto ciò si traduce in piacere per gli occhi. Ed in ambito lavorativo, è un aspetto di primaria importanza, giusto per non arrivare a casa cieco come Sirio il Dragone.

Passando all’area orizzontale del portatile che permette di utilizzare il Mac, la superficie del trackpad è aumentata; purtroppo non sarà sensibile al tocco di Pencil come fantasticato… In compenso è arrivata veramente la Touch Bar: in estrema sintesi si tratta di una barra touch che visualizza i comandi in base all’applicazione utilizzata. Non vedo l’ora di provarla allo Store: ritengo che avere i comandi principali o scorciatoie a portata di dito sia ben più produttivo che raggiungere gli stessi col mouse navigando tra i menu o andando a cercare il pulsante giusto. Inoltre sono certo che Software House del calibro di Autodesk e compagnia non si lasceranno scappare l’occasione per migliorare la produttività dei propri software3; applicazioni come Final Cut Pro, Photoshop ed Office utilizzeranno questa opportunità da subito; credo che il bello dell’implementazione di questa novità sia ancora tutta da scoprire.

Consiglio di dare un’occhiata alla sezione dedicata alla Touch Bar sul sito Apple, in particolar modo all’esempio di utilizzo Su misura per te.

Peró, attenzione: se l’utilizzo che farete del portatile sarà, anche in previsione, quello di mantenerlo più spesso collegato ad un monitor esterno e posizionarlo su uno stand piuttosto che in mobilità, la Touch Bar rimarrà molto bella e funzionale, ma inutilizzata. Nel caso si opti per il 13″ si potrà scegliere la versione senza Touch Bar, mentre con la versione da 15″ bisogna tenersela. E pagarla. Professionista avvisato, mezzo salvato.

MBPr 2016 Touch bar

Oltre a questa nuova interfaccia, il primo schermo touch mai implementato su di un Mac, è stato aggiunto anche il Touch ID per lo sblocco del sistema rendendo di fatto il MacBook Pro un computer molto sicuro, altro aspetto non banale e di sicuro prioritario nella mente del professionista.

Non nascondo che questa barra touch mi è molto simpatica: oltre ai motivi citati in epigrafe, porta sui Mac un chip ARM, anche se piccolino. Questo chip, T1 è il suo nome, oltre a portarsi dietro la Secure Enclave4 del Touch ID, prende in carico la visualizzazione degli elementi dello schermo della Touch Bar, permettendo di lasciar inalterato il numero di schermi gestibili dai chip grafici Intel e AMD.

In tema di grafica, le versioni da 15″ dei MacBook Pro saranno dotate tutte di scheda grafica discreta AMD: si tratta della Radeon Pro, nelle declinazioni 450 e 455 con 2 GB di memoria o 460 con 4 GB di memoria.

Tornando sull’area orizzontale del Mac, c’è una nuova tastiera. Figlia della tastiera introdotta sul MacBook 12″, l’evoluzione ha comportato un miglioramento del meccanismo sottostante i tasti: dalle immagini sembra molto piatta, tanto quanto quella del MacBook 12″.
Immagno che il feeling non si discosti molto, mi ci ero trovato bene con quella del MB 12″ ma credo di essere uno dei pochi che non ha storto il naso… Inoltre, un periodo di adattamento passando da una tastiera ad un altra, è naturale.

Cosa non c’è

Tasto di accensione.

Quando non utilizzo il portatile, questo si trova chiuso in standby, anche quando lo porto con me in borsa: apro il portatile ed è pronto per ricevere la password del mio utente; lo spengo davvero raramente. Mi piace l’idea di aprire il Mac e sbloccarlo con l’impronta digitale: risparmio di tempo e di gesti. Per chi volesse, comunque, il Touch ID potrà fare da tasto di accensione, come spiegato da Simone Sala di Saggiamente in questo articolo.

Tasto Esc.

Ho trovato molto divertenti le parodie che hanno scaturito questa scelta: la migliore è quella che riproduce il tasto Esc esterno collegato con un cavo. Aggiungo la mia: gli irriducibili del tasto Esc potranno invocarlo tramite Siri: “Ehi Siri! Esc!”.

MBPr 2016 esc

Tornando a noi, se non lo utilizzassi col CAD, il tasto Esc del mio Mac avrebbe la polvere (in senso figurato). Spero che Autodesk si ricordi di metterlo!

OMG! Dov’è finito il bong di avvio?

È stato zittito, come la maggior parte degli utenti fa con Onyx o col terminale. Rimando all’articolo di Simone Sala di Saggiamente per il relativo approfondimento.

32 GB RAM.

Al massimo, sui nuovi portatili, sarà a disposizione solo la configurazione massima con 16 GB di memoria RAM.

E come mai? Saperlo…

Ci sono alcune ipotesi sul campo; tanto per dire la mia, potrebbe essere che gli acquirenti della precedente generazione dei MacBook Pro ne abbiamo ordinati talmente pochi a 32 GB da non rendere giustificabile la commercializzazione di questo taglio?

Non sono un esperto in hardware, ma l’ipotesi che il problema derivi dal chipset utilizzato mi sembra improbabile: il Surface Studio, che condivide lo stesso chipset Sky Lake con i MacBook Pro, arriva fino a 32 GB…

Aggiornamento: ringrazio Paolo Portaluri che mi ha spiegato il barbatrucco dei 16 GB. “[…] A parità di chipset ed a parità di CPU, il progettista hardware si trova di fronte a due possibilità: se vuole l’autonomia, deve usare la RAM LPDDR3 con il limite dei 16GB; se vuole le prestazioni, può usare la RAM DDR4 e superare il limite dei 16GB inficiando l’autonomia del portatile. [….]” Mistero svelato, grazie Poweruser!

Mela illuminata.

Come sul MacBook, ora è toccato al MacBook Pro. Riporto le parole di Mauizio Natali di Saggiamente nella sua recensione del MacBook che rispecchiano il mio pensiero:

Probabilmente tutti ci sentiamo un po’ orfani della mela luminosa, così come lo siamo stati quando l’icona di iTunes ha perso il DVD e cambiato colore, quando si è passati dal policarbonato al metallo, quando è stato tolto il set di LED per l’indicazione della carica residua dai MacBook Pro, quando il Trackpad ha perso il pulsante, oppure ancora quando è stata tolta la mela dal tasto command. Anche a me piaceva molto quel logo illuminato, ma questo effetto lucido/cangiante è altrettanto bello e richiama non solo gli iDevice ma anche iMac e Mac Pro.

Aggiungo tra le parti nostalgiche anche il led “respirante” indicante lo stand by dei portatili…

MagSafe

Lo so: è stata forse la migliore invenzione di Apple. Ma andrò controcorrente e mi attirerò tutte le ire di chiunque legga queste righe: la sua vera utilità, quella di evitare di portarsi dietro il portatile quando si inciampa nel cavo di alimentazione, è indubbiamente fantastica, ma anch’essa sul viale del tramonto.

Mi spiego meglio.

Mia moglie è in possesso del mitico MacBook bianco 13″5: la durata della batteria rispetto al mio MacBook Pro è molto limitata e le ore in cui necessita di essere collegato al trasformatore per la ricarica (e quindi dell’utilizzo di MagSafe) è molto più alta. A ben pensarci, le attuali batterie hanno fatto passi da giganti: dichiarate sono 10 ore per il MBPr fino alle 12 ore per il MBA 13″. Anche se gliene tolgo un 20% al dato dichiarato, è un’eternità rispetto al MacBook di mia moglie che, tra l’altro, ha sostitutio recentemente la batteria. Diciamo che noto che il mio utilizzo è più vicino a quello di un iPad: lo metto in carica quando non lo uso. Quindi penso che sia naturale che il pericolo di portarsi dietro il portatile se si inciampa nel cavo di alimentazione si è drasticamente ridotto. E dal punto di vista architettonico, le postazioni di lavoro moderne hanno le prese di corrente all’altezza del piano di lavoro.

Una cosa è certa: meglio non sapere quanti danni si procurano nel caso in cui si inciampasse nel cavo di alimentazione mentre è inserito in una porta Thunderbolt… Come non voglio sapere quanti danni procurerei al il mio iPhone o iPad se volasse nello stesso caso.

Porte

Thunderbolt 3 come se piovesse. Per il resto, adattatori. E anche di questo, non ne sono certo.

Il mondo è bello perchè è vario, come è davvero vario il mondo professionale che utilizza i Mac. Come ho indicato all’inizio di questo lunghissimo articolo6, una delle prime cose che guardo di un portatile è il peso e le dimensioni. Perchè è un portatile e di conseguenza me lo porto dietro per lavorare in qualsiasi situazione. Mi rendo conto che faccio parte di un estremo della categoria professionale che non ha bisogno di molte connessioni per lavorare, ma francamente credo davvero poco nel portatile cablato. Che senso ha un portatile legato da tutti i cavi a cui deve essere connesso? Non dovrebbe essere più ragionevole un computer fisso che è cablato per sua natura?

Non fraintendete, non sono domande accusatorie, ma domande che mi sorgono spontanee nel momento in cui penso ad un utilizzo diverso dal mio.

Le stampanti del mio ufficio sono collegate wi-fi al modem-router; la tastiera ed il mouse sono Bluetooth; gli unici cavi che utilizzo sono quello dell’alimentazione, quando serve, il cavo del monitor esterno e quello dell’HD esterno che collego per il backup con Time Machine. E quest’ultimo potrebbe essere collegato tranquillamente alla porta USB del Router od essere anch’esso Wi-Fi. Nel caso in cui dovessi avere più tipi di interfacce, sarei ben lieto di avere un dock a cui collego tutto: devo portarmi dietro il portatile? Stacco UN cavo e via!

E da quando un fulmine è caduto molto vicino all’ufficio, bruciandomi il router/modem e la scheda madre/batteria/RAM del portatile a cui era collegato via ethernet, questa porta, per me, DEVE solo sparire. 🙂

Però, in fin dei conti, se non preme sull’accelleraore Apple nell’adozione di porte performanti, chi lo fa?

Lettore ottico cd/dvd.

Bye bye. Sparito definitivmente da tutta la linea dei Mac. Non ne sentirò la mancanza.
Finalmente, il processo di eliminazione del lettore CD/DVD iniziato con l’introduzione del glorioso MacBook Air, si compie nel 2016 con l’introduzione del MacBook Pro.

MacBook Air 11″

Come il lettore ottico, non è collegato direttamente al nuovo MacBook Pro ma ora anche il MacBook Air da 11″ è fuori produzione. Almeno il 13″ si è salvato anche se è una mosca bianca nel panorama Retina che lo circonda.

Quello che bisgona rimarcare è che la soglia economica di ingresso ai MacBook si è alzata: il MacBook Air 11″ base costava 1.029 euro, mentre il 13″ costa attualmente 1.179 euro. Per quanto riguarda i portatili Retina, la soglia di ingresso è 1.499 e si può scegliere tra il MB 12″ o il MBPr13″ (2015).

Note a margine

Proprio mentre stavo utlimando questo post, sono spuntati i risultati dei nuovi MacBook Pro 13″, versione senza Touch Bar7.

Nel test GeekBench, che principalmente considera la potenza di calcolo, il modello base con processore i5 a 2,0 GHz ha segnato un punteggio nel test Multicore di 6969. Ad un soffio dalla penultima versione dei Mac Pro equipaggiati con processore Intel Xeon 8 core a 3.0 GHz. Dai 7000 punti in su inizia il terreno tosto dei Mac Pro, MacBook Pro 15″ e degli iMac carrozzati; il piccoletto totalizza circa un terzo del punteggio ottenuto dal più potente dei Mac Pro.

Chissà il nuovo 15″ cosa totalizzerà…

Come dico sempre, questo test non dice tutto. Ma un interessante indizio ce lo può dare Blackmagic Disk Speed Test che va a misurare la velocità di scrittura e lettura dei dati dell’hard disk SSD. Ma lascio la parola a Simone Sala di Saggiamente che nel suo articolo scrive:

La velocità registrata in scrittura dal software di Blackmagic arriva a 1357MB/s mentre in lettura la lancetta tocca il fondo scala e segna 2000MB/s. Le stesse analisi effettuate con il software QuickBench 4, che è più approfondito e preciso, mostrano la reale velocità in lettura, che arriva a ben 3,1GB/s. Anche la scrittura ha un tetto massimo effettivamente superiore, per lo meno con blocchi di dimensione fino ai 60MB, dove si arrivano a superare tranquillamente i 2GB/s.

MBPr 2016 family

Detto questo, per il costo di queste nuove macchine professionali, prima di dare un giudizio, farei un ragionamento facendo un passo indietro: rimanendo in casa Apple, un iPhone 7 base nuovo costa 800 euro. È uno smartphone d’avanguardia, d’accordo, ma non posso usarlo per progettare un’abitazione 8.

Chi ha la possibilità o avrà intenzione di acquistarlo nuovo lo farà, anche sfruttando le possibilità offerte da Apple stessa per i professionisti. Chi non ne avrà la possibilità o non ha intenzione di acquistarlo nuovo potrà rivolgersi ai ricondizionati ufficiali Apple o all’usato, come il sottoscritto.

Per gli acquisti, sposo in toto i consigli dispensati da Maurizio Natali di Saggiamente:

Se posso permettermi di darvi un paio di consigli, ritengo che nell’ambito Mac una buona scelta ideale sia quella di prendere un computer di un paio d’anni prima, che si paga a buon prezzo (magari nei ricondizionati o con i residui dei negozi di elettronica). A seconda dell’ambito d’uso può essere perfettamente efficiente per 2 o 3 anni in ambito professionale e ancora di più in quello consumer. Si rivenderà perdendo poco e si potrà passare ad un “nuovo”, sempre non recentissimo.

Ringraziamenti

Un sentito ringraziamento a Nicola e Claudia: oltre ad essere riusciti a portare a termine questa lunga lettura, sono stati così gentili da indicarmi errori e refusi dell’articolo.

Grazie anche a Michele, proprio la persona che mi ha accompagnato a conoscere iPad Pro: non riuscivo più a trovare l’immagine del tasto Esc, ma grazie al suo pronto intervento, ora potete farvi due risate con noi.

Paolo, tu ne sai troppe.


  1. rimando a questa pagina di Wikipedia per le spiegazioni in merito al ciclo di sviluppo delle CPU Intel adottato dal 2016. 
  2. Per completezza, nonostante ritenga il Surface Studio un interessante progetto, aggiungo che sia sui Surface Studio che sui Surface Book sono state montate schede video della serie Nvidia 900, precedenti all’attuale serie 1000, ovviamente più performante. 
  3. invece sono molto perplesso, se non scettico, riguardo a DratSight: la software house è stata molto prodiga ad implementare i ribbon di Microsoft, molto meno nell’implementare una base dell’interfaccia grafica di OS X (perchè per ora non so nulla se DraftSight funzioni su macOS Sierra) come far comparire il puntino nero sul tasto di chiusura delle finestre quando il file viene modificato. Senza considerare che non è stato ancora risolto il problemino della saturazione della memoria RAM e chissà se lo sarà nella versione 2017. 
  4. spazio hardware in cui sono custodite le chiavi per leggere l’impronta digitale e sbloccare il portatile, già implementato con successo sugli iPhone dalla serie 5S in avanti. 
  5. a cui ha fatto l’upgrade di RAM e di SSD: è rinato. Ottima macchina, chapeau. 
  6. di cui mi scuso: non era mia intenzione. Le mie riflessioni sono saltate fuori durante la scrittura delle prime righe, dalla lettura di articoli e dal confronto con appassionati, delusi, increduli… 
  7. saranno disponibili tra un paio di settimane quelli dotati di Touch Bar e si potrà confrontare la bontà dell’hardware dei nuovi MBPr. 
  8. Potrei farlo, ma non ne sono certo, con un iPad Pro da 12,9″ (909 euro) e Pencil (109) per un totale di 1.018 euro. Con i MacBook Air 13″ base, progetto nato nel 2009 ed ormai gloriosamente sul viale del tramonto, il conto sale a 1.180 euro. Queste considerazioni ho preferite metterle in nota per rendere più chiaro il concetto della parametrizzazione del costo tra un iPhone ed un Mac in base a cosa si può fare. 

No More Adobe Reader DC

Dopo la mia vicissitudine con Mude e Adobe Reader DC ed aver eliminato quest’ultimo dal mio Mac con AppCleaner, ho notato che Adobe Reader DC è più persistente degli altri software: se durante la navigazione web mi fossi imbattuto in un file pdf, mi veniva proposto di accettare le condizioni dei termini di contratto di Adobe Reader DC e riavviare Safari.

Per eliminare quest’ulteriore interferenza di Reader DC nella mia vita digitale, è bastato andare nella tab Sicurezza nelle Preferenze di Safari e selezionare il pulsante Impostazioni plugin….

Safari Preferenze

Nell’elenco che appare dei plugin installati, sarà sufficiente togliere il segno di spunta da Adobe Reader.

Safari Disabilita Adobe Reader

Mude e Mac.

Premessa

“[…] In ogni caso, gli architetti che usano Mac nella professione, sono ben lontani dall’essere messi sullo stesso piano del resto del mondo […]”: questa è la laconica frase che mi son sentito dire in un attimo di sconforto dopo una lunga giornata passata a combattere con il Sistema Regione Piemonte ed il compagno di merende Modello Unico Digitale per l’Edilizia.

La realtà dei fatti è un’altra, ma è facile arrivare alle conclusioni di cui sopra. A mente fredda, come sempre, si riesce ad individuare gli errori commessi ed i colpevoli.

Epilogo

Ne sono uscito vincitore, dopo una lunga battaglia. Lunga solo perchè non avevo individuato il problema, sotto ai miei occhi e di facile soluzione.

A volte, nell’informatica, la soluzione è meno impegnativa di quel che si pensi.
Lascio un indizio: DC non è l’acronimo di Dannati Computer.

Mude: ottimo per Architetti freelance

Il Modello Unico Digitale per l’Edilizia è uno strumento ottimo per gli architetti freelance: permette di istruire la pratica in più fasi; è digitale a tutti gli effetti perchè non occorre stampare l’intera pratica 1 e non è necessario spostarsi fino all’ufficio protocollo comunale per consegnarla.

L’accesso a questo portale istituzionale avviene con autenticazione sfruttando il Certificato residente sul dispositivo di Firma Digitale. Come scrissi qualche anno fa in un precedente articolo con Safari non era possibile utilizzare il Certificato personale della mia Firma digitale e pertanto (e per lavorare) sono dovuto passare al browser Firefox su OS X.

Dopo qualche anno la situazione è cambiata?

Non ci posso credere

Avvio Safari ed accedo al portale del Sistema Piemonte.
Nel momento in cui mi vengono richieste le credenziali, si apre il Portachiavi di sistema che mi fa vedere solo i due certificati Apple caricati su OS X.

Non è cambiato nulla, quindi.

Lancio Firefox, accedo al portale, ma non riesco ad aprire l’istanza.
L’istanza non è nient’altro che un file pdf editabile on line.
Sottolineo on line perchè la compilazione deve avvenire in una finestra del browser con connessione attiva.

Il primo intoppo arriva dall’applicazione Anteprima di OS X, piccolo coltellino svizzero che permette tra le altre cose di leggere i file pdf.
Ma non quelli editabili.

Il secondo intoppo arriva da Acrobat Reader, che per l’occasione è passato alla versione DC 2: Firefox apre il file pdf editabile con Acrobat Reader DC, ma prima lo scarica in locale ed poi lo apre. Peccato che per il Mude questo atteggiamento sia premiato con l’inutilità dell’istanza compilata in locale.

Provo a chiamare il servizio di assistenza del Mude, spiegando le problematiche.

Usa un Mac? Non sappiamo nemmeno come aiutarLa!

Finestre

Ma la Regione non sta parlando con uno sprovveduto: avvio quindi VirtualBox e la macchina virtuale con il sistema operativo Windows per venire incontro ai loro sviluppatori col cervello a finestre.

Recentemente ho sostituito il portatile: per essere subito produttivo ho sfruttato la possibilità permessa da VirtualBox di esportare la macchina virtuale con Windows XP (che ha funzionato regolarmente con il Mude usata sul MacBook Air qualche anno prima) per poi importarla in VirtualBox sul MacBook Pro.

Avvio il tutto, cerco di accedere al Mude con il browser Chrome.
Funziona.
Bene, ho superato le Colonne d’Ercole.

Illuso.

Richiamo.

È un browser non più supportato dal Sistema.

Non è la risposta corretta, anche se con cambia il risultato: Chrome non usa più il plugin di Adobe per aprire un file pdf in finestra, pertanto è fuori dai giochi.
Molto bene: due dei più famosi ed utilizzati browser non li posso utilizzare.
Permalosetto questo Mude…

Astuto come una volpe

Sale sul ring FireFox!

Quello che sulla carta doveva essere il favorito, visto che su OS X funzionava fino all’intervento di Adobe Acrobat DC e che l’assistenza del Mude riesce a rispondere solo ad utenti con PC Windows, si è rivelato nel mio caso una delusione: non mi permetteva di accedere nuovamente al portale.

Dopo un’ora al telefono con l’assistenza della Regione, dopo aver controllato e riconfigurato, installato e disinstallato, verificato il mondo, il problema non si risolve e l’assistenza si arrende:

Cambi PC!

Sentendo le avvisaglie di tic nervosi mi lascio prendere dalle facile battute:

Ottimo! Col Mac non sapete dove mettere le mani, col PC non sapete risolvere i problemi!!!

E dallo sconforto, come scritto all’inizio dell’articolo.

Beato te che non capisci un…

Ci dormo sopra ed il giorno dopo riparto alla carica: e se l’assistenza avesse ragione? Se fosse un problema di PC?

Ok, è ora di cambiare.

Di cambiare sistema operativo.

Vado quindi nel più vicino negozio di informatica e mi vado a comprare un nuovo portatile con Windows 10 installato.
E vissero tutti felici e contenti.

Tze, manco morto.

Lasciando le favole al loro posto, ho avviato VirtualBox ed ho creato una nuova macchina virtuale con Windows 7, installando solo il software di firma digitale ed Adobe Reader DC.
Questa volta però userò Internet Explorer.
Fila tutto liscio finchè non si tratta di aprire l’istanza: Internet Explorer apre una nuova pagina e non succede nulla. Un minuto, due, cinque… Forzo la chiusura del browser e riprovo. Sono di nuovo punto a capo.

Mentre ascolto l’apparizione di Le Corbusier che mi apostrofa pesantemente per non aver abbinato adeguatamente i colori del mio studio, mi sovviene un’idea luminosa.

Che diventa certezza nel momento in cui faccio sparire Acrobat Reader DC ed installo la versione precedente: dannazione, dovevo aspettarmelo da qualcosa che il marketing chiama DC.

Morale della favola

Memore di avvenimenti simili, quando esiste la possibilità, salvo sempre due copie del file di installazione di un’applicazione: l’ultima versione e quella precedente.

Capiti mai che, per esempio, Adobe stravolga Reader per renderlo più appagante alla vista ma meno funzionale della precedente versione e che, credendoci veramente in quello che fa, non renda disponibili le versioni precedenti on line?

Alla fine, portando l’esperienza su OS X (leggasi eliminare software che ha come finale DC) ho potuto portare a termine l’istruttoria della pratica comodamente dal mio Mac.

Aggiornamento del 20/06/2016: la triade funzionante

Non mi piace lasciare i discorsi in sospeso ed all’uscita delle nuove versione dei software, controllo se per caso i problemi riscontrati si sia aggiustati.

Ebbene sì: ora Acrobat Reader DC funziona con il Sistema Mude Piemonte.

Quindi la triade funzionante è composta da El Capitain 10.11.5 – Safari 9.1.1 – Acrobat Reader DC 2015.016.20039.

Aggiornamento del 14/03/2017: la triade funzionante [part II]

Appena sperimentato: la triade funzionante ad oggi è composta da:

  • macOS X El Capitain 10.11.6;
  • Safari 10.0.03;
  • Acrobat Reader DC 2015.023.20053.

  1. l’unico foglio da stampare è quello che riguarda la procura che i proprietari conferiscono al tecnico per la presentazione della pratica. Una volta firmata a mano, si scansiona e si allega alla pratica. 
  2. dopo la giornata passata in compagnia di Acrobat Reader DC posso affermare che l’acronimo sta a significare Devi Crepare. 

Adobe: fine di Line, si passa a Sketch (forse).

Tramite l’ultimo aggiornamento dell’applicazione Illustrator Line, Adobe ha comunicato ai propri utenti che l’app non sarà più aggiornata e consiglia il passaggio a Photoshop Sketch.

Adobe Consiglio

Adobe Photoshop Sketch integra infatti lo strumento Touch Slide: si tratta di un righello digitale che permette di disegnare linee dritte.

Adobe PS Sketch Righello Digitale

Inoltre c’è la possibilità di utilizzare una visualizzazione delle righe di costruzione in formato griglia grafica o in formato prospettiva a due punti, raccogliendo di fatto i meccanismi cardini di Illustrator Line.

Adobe PS Sketch Griglia Prospettiva

Molto comoda l’apposita funzione che permette di importare i progetti realizzati in Illustrator Line direttamente in Photoshop Sketch

Adobe PS Sketch Importazione

Mancano solo un paio di piccoli, insignificanti dettagli:

  • lo snap dei punti delle linee che vengono tracciate;
  • la disponibilità di blocchi architettonici da inserire nei disegni.

Particolari che mi fanno mantenere Illustrator Line vivo sul mio iPad finché queste funzioni, di nicchia perché relativi al settore architettonico, non saranno implementate in Photoshop Sketch.

Roberto Marin – The Sweet Setup

Lunedì 12 gennaio ho avuto l’onore di leggere la pubblicazione della mia intervista relativa agli strumenti Apple ed alle applicazioni che uso nella mia professione sul sito The Sweet Setup.

Oltre a ringraziare Jeff Abbott per la pubblicazione, voglio ringraziare di cuore Marta Magnetti Codrai per aver dedicato il suo tempo a correggere il testo dell’intervista dagli inevitabili strafalcioni del mio zoppicante inglese e Dan Bannino per la consulenza fornitami per la scelta delle fotografie che ho scattato relative alla mia postazione lavorativa.

Vi consiglio di tenere d’occhio questi due ottimi freelance: vi stupiranno con le loro capacità ed i loro lavori!

Di seguito riporto l’intervista in versione italiana.

Buona lettura.

Mac Setup

  • Who are you and what do you do?

roberto-marin-desk

Mi chiamo Roberto Marin, Architetto libero professionista, co-fondatore di StudioEmme2 con mia moglie, anch’essa architetto; ci occupiamo principalmente di progettazione di edifici ecosostenibili. Inoltre scrivo sul blog MArCh in cui condivido le esperienze d’uso nell’utilizzo di un Mac per svolgere la professione di architetto.

  • What is your current setup?

Uso quotidianamente il mio MacBook Air 13” (late 2010) con 128 GB SSD e 2GB di RAM: amo questo Mac, è l’icona del computer portatile e penso spesso al momento del Keynote in cui Steve Jobs lo svelò al pubblico, sfoderandolo da una busta lasciando il pubblico sbalordito. E’ protetto da una custodia SmartShell di Speck trasparente: ho perso qualcosa in leggerezza, ma nonostante l’intenso utilizzo, le superfici in alluminio sono perfette. Come protezione aggiuntiva in mobilità, utilizzo una Sleeve in neoprene, color nero, della Tucano.
In ufficio abbino al MBA un monitor esterno Acer da 19″ ed un Magic Mouse.

In tema di Backup, utilizzo un HD WD esterno USB da 1TB: affido a Time Machine la routine di backup del portatile, ma faccio un ulteriore copia solo di tutti i file di lavoro anche su una chiavetta USB SanDisk da 16 GB.

  • What software do you use and for what do you use it?

Per il disegno tecnico architettonico utilizzo DraftSight from Dassault Systèmes, CAD 2D gratuito (è necessaria la propria registrazione per l’utilizzo) con interfaccia molto simile ad AutoCAD Autodesk: mi permette di essere velocemente produttivo nella realizzazione di elaborati grafici progettuali e raramente ho bisogno realizzare modelli tridimensionali e render per i quali mi rivolgo a servizi esterni.

Per l’elaborazione delle immagini e fotoritocco grafico utilizzo GIMP, alternativa gratuita di Photoshop, fin dalle primissime versioni.

Dropbox è il nostro hub lavorativo: le cartelle con i file dei progetti su cui stiamo lavorando si trovano lì, sono accessibili in ogni momento da qualsiasi postazione, facilitando il lavoro in team con mia moglie; inoltre è un utilissimo strumento di backup.

Utilizzo intensamente le app di sistema del Mac come Mail, Notes, Reminders, Contatti, iPhoto e la suite iWork: la possibilità di avere i dati sincronizzati tra tutti i miei dispositivi è impagabile.

Per la stesura degli articoli del blog utilizzo la sintassi Markdown e mi trovo molto bene con Lightpaper, scoperto grazie all’articolo di Matt Reich: l’interfaccia è molto pulita e permette di rimanere concentrati; la lettura ed il salvataggio degli articoli su Dropbox funziona perfettamente rendendo possibile la continuità del lavoro con l’app Write per iPhone ed iPad.

  • How would your ideal setup look and function?

MacBook Pro 15″ Retina è il mio computer ideale: potenza e portabilità. Non avessi esigenze di mobilità, opterei per l’iMac Retina Display. Il futuro della progettazione sarà l’utilizzo di software BIM, si tratta solo di capire qual’è quello più adatto alle esigenze dello studio.

iPhone

  • What iPhone do you have?

roberto-marin-iphone

Utilizzo un iPhone 5S da 16 GB, protetto da custodia Tech21 Impact Mesh e da pellicole per la protezione dello schermo di Amazon.

  • What apps do you use the most, and why?

Oltre alle app di sistema ed iWork, per la produttività su questo dispositivo, utilizzo Trello: è una sorta di lavagna virtuale in cui i progetti sono organizzati per elenchi di attività. Normalmente i progetti di cui mi occupo li suddivido in tre elenchi di attività: “To Do”, “Doist” e “Done” permettendomi di avere il quadro della situazione in modo semplice.

Utilizzo Scanbot per la scansione veloce di documenti utili alla contabilità dell’ufficio, le scansioni vengono sincronizzate in Dropbox per la successiva archiviazione.

Per la scrittura degli articoli da iPhone utilizzo Write che ne supporta il linguaggio e permette la sincronizzazione degli articoli con Dropbox.

Per mantenermi sempre aggiornato, utilizzo Feedly, Twitter e Nuzzel; quest’ultima è un’applicazione che permette di conoscere gli argomenti più popolari tra le persone che seguo su Twitter senza bisogno di accedere alla mia timeline.

  • Which app could you not live without?

Le app di sistema di iOS.

iPad

  • Which iPad do you have?

roberto-marin-ipad

Utilizzo un iPad Air da 16 GB, protetto da custodia CaseCrown Bold Standby Case Pro, senza protezioni per lo schermo.

  • How are you using your iPad on a daily basis?

Oltre che per leggere news e la fruizione di contenuti multimediali, utilizzo l’iPad anche per la produttività creativa.

  • What apps do you use the most, and why?

A livello produttivo, con Adobe Illlustrator Line, posso creare facilmente schizzi progettuali, sfruttando la possibilità di utilizzare l’iPad come foglio digitale e disegnare forme geometriche precise tramite i drafting tools simili a strumenti di disegno tradizionali.
Successivamente posso utilizzare Archisketch per realizzare disegni veloci ma con dimensioni ed angoli in scala, avendo la possibilità di arredare facilmente gli ambienti grazie alla libreria di oggetti incorporata nell’app. La funzionalità che mi ha stupito di più è la funzione Blueprint che permette di esportare in formato immagine il proprio disegno, con il fattore di scala correttamente impostato, essenziale per una presentazione stampata e per una facile condivisione.
Curator è una pratica moodboard per idee: si possono mescolare testi, immagini e siti web come note visuali.
Inoltre utilizzo Notability principalmente per leggere e prendere note sui file pdf della normativa tecnica edile e sui manuali di edilizia Green.

A breve acquisterò l’app Write per iPad, evitando di scrivere articoli utilizzando WordPress da Safari.

Anche su iPad utilizzo le app Trello, Scanbot e la suite iWork.

  • Which app could you not live without?

Le App di Apple sono fondamentali nel mio workflow.