Apple Park: riflessi e riflessioni

It also says that the glass fins are unexpectedly reflecting green light from the surrounding trees and foliage, something Ive did not plan for. The article does not say whether this unintended consequence is beneficial or not.

Sono rimasto sorpreso nel leggere queste righe nell’articolo di Benjamin Mayo di 9to5Mac. L’articolo a cui fa riferimento Benjamin è quello dell’ intervista a Jony Ive apparso sul Wall Street Journal e cover story del WSJ Magazine di agosto.

Nonostante gli imponenti sforzi ingegneristici spesi nel costruire, trasportare e posare le lastre di vetro utilizate nell’Apple Park, con tolleranze vicine a quelle utilizzate nella meccanica fine, il nemico si è celato nel posto più inaspettato.

Non è detto che il riflesso verde possa rivelarsi un effetto negativo, ma oltre alla sorpresa si aggiunge la constatazione che la cura del duo Foster/Ive non è limitata alla progettazione, ma ad un vero e proprio collaudo in itinere.

Spesso, lo schema piramidale che si crea nel mondo delle costruzioni non consente a chi sta in alto di cogliere queste sfumature, al contrario di Apple Park, caso più unico che raro, dove il Committente, il Direttore Lavori ed il Progettista sono un’unica entità.

Nutro la speranza di veder presentato l’iPhone del decimo anniversario nello Steve Jobs Theater; intanto è possibile dare un’occhiata all’esterno dell’immenso Park in questo video, mentre in questo articolo di Dan Howarth di Dezeen si può dare una sbirciata agli interni.

Apple Park

Non potevo non citare il chilometrico articolo scritto da Steven Levy di Wired: si parla di Apple Park ma soprattutto della visione da cui nasce il nuovo quartier generale di Apple.

Dal punto di vista tecnico ed architettonico, oltre al plauso allo studio dell’Architetto Norman Foster per il progetto, vorrei sottolineare lo sforzo ingegneristico che é stato profuso nel costruire, trasportare e posare le lastre di vetro utilizate nell’Apple Park, con tolleranze vicine a quelle utilizzate nella meccanica fine.

Cito altri dettagli, ripresi dall’articolo:

Hilltop Theater […] 165-foot-diameter glass cylinder topped with a metallic carbon-fiber roof.

Shock Absorbers: To withstand earthquakes, the Ring is mounted on huge steel base isolators that ensure the building can move up to 4.5 feet in any direction without losing its vital services.

Breathing Building: To fulfill Jobs’ wish for a building that breathes, the engineering team consulted with experts who optimize airflow in Formula One race cars. The Ring inhales air through soffits (the undersides of the canopies) along its perimeter. Elsewhere, shafts that act like chimneys exhale warm air back outside.

Solar System: The 2.8-million-square-foot Ring will run solely on sustainable energy, most of it from the 805,000 square feet of solar arrays on the campus.

Giant Doors […] Weighing 440,000 pounds each, they open and close quietly via mechanisms hidden underground.

Native Landscape […] Apple will plant almost 9,000 trees.

In conclusione, vi lascio questo bel video, consigliato dal mio caro amico Nicola Losito.

Una visione che diventa realtà.

Aggiornamento del 29/05/2017

Continuando nella lettura, riporto un altro punto dell’articolo che mi ha colpito molto:

The remaining question was how rain might affect the canopies. “Imagine if you made that mistake, and so you had this building with miles of glass but it would be water-streaked because you didn’t get the design of the canopy right!” Ive says with horror. To ensure water would roll off the canopies rather than staying put (via adhesion), the designers at Apple and Foster + Partners ended up consulting a 1994 study out of the University of Minnesota—“The Teapot Effect: Sheet-Forming Flows With Deflection, Wetting, and Hysteresis”—that informed how the canopies would curve to deflect rain.