[Podcast] Snap | Ep. 26 – Luca Manelli (Pt. 2)

Ecco qui, servita la seconda parte della bella chiacchierata con l’immenso Luca Manelli, master of ArchiCAD: nella prima parte abbiamo avuto modo di conoscerlo meglio, in questa seconda parte approfondiremo il lavoro di Luca ed il passaggio a Graphisoft, la sua mansione e gli sviluppi di cui potranno beneficiare gli utenti ArchiCAD.

Anche se l’ho ringraziato nelle note della puntata precedente, voglio ringraziarlo ancora in questa sede perché… Perché Luca è Luca.

Buon ascolto! 

–> Capitoli:
[01:20] Disegno a mano
[03:10] Altro software utilizzato da Luca
[06:18] Filosofia dietro ad ArchiCAD
[09:40] Dal corso al videocorso
[23:43] Passaggio a Graphisoft:  ArchiCAD academy
[43:25] Passatempi di Luca
[48:30]  Come trovare Luca (e non solo!)
[55:34] Saluti

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Alla prossima!

Roberto.

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[Podcast] Snap | Ep. 25 – Luca Manelli (Pt. 1)

Come festeggiare nel modo migliore il compleanno di Snap se non facendovi ascoltare la bella chiacchierata con l’immenso Luca Manelli, master of ArchiCAD?

Visto che ci siamo divertiti a parlare insieme e non ci siamo accorti del tempo che trascorreva, il registrato ha superato le due ore, così l’ho diviso in due puntate: la prima (questa) in cui potremo conoscere meglio Luca e la seconda (che uscirà la prossima settimana) in cui parleremo più approfonditamente del suo ruolo in Graphisoft (e non solo).

Ringrazio Luca per tutto il tempo che mi ha dedicato e per la bella atmosfera amichevole che si è creata nell’intervista: ne avevo già il sentore quando l’ho incontrato di persona e questa chiacchierata mi ha confermato che ottima persona lui sia.

Buon ascolto!

–> Capitoli:
[00:52]  Introduzione a Luca Manelli
[02:09] Percorso da formatore off line ed on line
[08:37] Ingresso nel mondo del lavoro
[13:44] Gestione lavorativa
[16:37]  Corsi e videocorsi di ArchiCAD
[19:51]  Luca in Graphisoft
[22:13] ArchiCAD nel quotidiano
[26:43] Caratteristiche ed unicità dell’approccio alla formazione di Luca
[31:25] Gestione del tempo
[39:46] Disegno a mano su carta e su iPad
[50:41] Saluti, ci si sente nella seconda parte!

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Alla prossima!

Roberto.

iOS: CADPockets sul campo

Qualche giorno fa sono stato costretto a fare un’interessante esperimento: sono uscito di casa col portatile con batteria al 5%.

Normalmente questo non è un problema, ma contemporaneamente ho lasciato anche a casa il caricatore della batteria.

Principiante!

Me lo sono detto anche io.

Ma è la prima volta in 10 anni di libera professione/MacBook e ho la scusante di essere davvero carico di cose da fare a casa.

Come fare a lavorare in un ritaglio di tempo di un’ora e mezza con un mattoncino da un chiletto che posso utilizzare per fermar le porte ma non per disegnare al CAD?

Una vibrazione al polso dal mio orologio mi ricorda che non c’è solo il Mac nel mondo Apple e che il mio iPhone potrebbe venirmi in soccorso; in fin dei conti in molti investono su iOS, perché non dovrei farlo io?

Il lavoro da eseguire era piuttosto semplice: calcolare l’area lorda interna di 6 appartamenti in un edificio di 3 piani, di cui disponevo le piante quotate in formato cartaceo. Tradotto in digitale, si tratta di tracciare delle semplici polilinee chiuse ed estrapolarne l’area.

Per questo lavoro ho utilizzato l’app gratuita CadPockets.

Avvertenze

1) Per creare un nuovo disegno si deve creare un account.

2) Sono supportati qualsiasi tipo di servizio cloud tranne iCloud Drive.

CADPockets menu file

Ho abbandonato con gioia Dropbox qualche anno fa ed in questo caso la mancanza di iCloud Drive tra i servizi disponibili è facilmente superabile: il file si può agevolmente esportare con l’apposito tasto fai uscire questo file dalla scatola.

Al lavoro

Il tracciamento delle linee richiede un attimo di esercizio per essere operativi: è un po’ diverso da quello che ho usato per anni di CAD su PC e la memoria muscolare è dura da cancellare…

Per prima cosa ho impostato il movimento ortogonale del tracciamento: c’è una piccola icona in basso a sinistra a forma di chiave inglese e dal suo pannello è possibile impostare questa modalità ed altro ancora.

 

A questo punto, tornato sul foglio virtuale, si sceglie lo strumento di disegno che si vuole utilizzare dall’icona in basso a sinistra (nel mio caso la polilinea).

CADPockets strumenti disegno

Il tracciamento richiede un tap sullo schermo per indicare il punto di partenza; compare una palette dove inserire le coordinate cartesiane del prossimo punto o le coordinate relative rispetto al primo.

Per attivare quest’ultima modalità si deve agire sulla lettera “@” della palette.

Per evitare di scrivere ogni volta che devo inserire un punto il numero zero nel campo x o y in base allo scostamento che deve avere rispetto al punto precedente, è disponibile una terza modalità di inserimento: facendo un tap nella direzione voluta dopo il primo punto, si aprirà una palette dove inserire la distanza tra questi due punti.

CADPockets polilinea

Avendo la modalità ortogonale inserita in precedenza il lavoro viaggia più spedito anche se non è proprio il massimo dell’intuitività.

CADPockets polilinee fatte

Lavoro fatto, ma…

…ci dono alcune funzioni mancanti che hanno rallentato e/o complicato il lavoro:

  • manca la funzione di editing della polilinea;
  • manca un Redo (cancella l’ultima operazione) se sbaglio un punto di inserimento della polilinea;
  • manca un comando di chiusura della polilinea;
  • editor di testo molto scarno: non è possibile indicare l’altezza del testo, nè andare a capo, mentre l’apostrofo viene indicato con “?”.

Conclusione

Per sapere l’area di una superficie occorre utilizzare l’apposito tool nella barra degli strumenti di misura, peccato che bisogna ritracciare il contorno dell’area…

In compenso il file generato da CADPockets è leggibile senza problemi dal CAD sul Mac.

Riflessioni a margine

Potrebbe, e prendetelo con le pinze, essere uno dei temi principali per il blog ed il podcast nel 2019: quanto si può spingere al limite l’utilizzo di un CAD su iOS?

Dentro di me la risposta è molto chiara: se arrivo a finire ed a stampare un progetto semplice, a livello comunale, solo con iOS è qualcosa.

Ma non sufficiente.

Ora a livello Mac (ed in Pc in generale) si sta passando agli ipermodelli BIM; da questo punto di vista, si sposterebbe un vecchio modello lavorativo (pre-BIM) su iOS, col plus di tornare ad utilizzare una penna e non un mouse.

Mentre il BIM, il nuovo paradigma della progettazione, rimane prerogativa dei computer.
A meno di non trovare app (di cui non sono a conoscenza, ma sono bel lieto di saperne l’esistenza: fatemi sapere nei commenti!) che ne permettano la creazione e la modifica di modelli BIM e l’esportazione nel file universale IFC.

Tornando nel mondo del CAD, si sta affacciando la possibilità di non ricorrere nemmeno ad un’app specifica per il disegno: la possibilità di lavorare con AutoCAD in una finestra di un browser slegandone l’utilizzo dalla piattaforma è molto interessante.

Tanto interessante che anche DraftSight sarà disponibile via web browser nel mese di Febbraio 2019 in versione beta; Antony Frausto-Robledo di Architosh scrive nel suo articolo:

Just as importantly, it also shared the news with Architosh that its ARES Kudo technology—a mature (.dwg) platform delivered via a web browser—has been adopted by Dassault Systèmes of France. Dassault DraftSight will be on the web and the beta version is coming most likely at SolidWorks World in February 2019.

Scelta del Mac [Agg. agosto 2018]

In tutta tranquillità, senza un evento dedicato, la linea dei MacBook Pro con Touch Bar ha ricevuto un aggiornamento hardware che definire sostanzioso è poco ed i punteggi del test sintetico GeekBench1 parlano chiaro: salto generazionale.

Però c’è qualche “ma” da affrontare insieme.

Ci arriveremo, intanto partiamo dall’inizio: ci siamo lasciati nel lontano novembre del 2016 con i consigli per gli acquisti per chi fosse intenzionato ad acquistate un Mac ed usarlo nel campo dell’architettura2; nel frattempo ci sono stati aggiornamenti su tutta la linea, ma francamente non mi sembrava il caso di aggiornare l’articolo… Fino ad oggi.

MacBook Pro 13” con TB

Gran parte del guadagno prestazionale arriva dal nuovo chipset Coffee Lake dotato di processore i5 ed i7 di ottava generazione e dalla velocità strabiliante dei nuovi SSD.

Quindi taglio netto col passato e con i processori dual-core: il salto generazionale si fa sentire proprio dal reparto CPU perché sono equipaggiati con processori quad-core.

Il risultato è sbalorditivo: il MacBook Pro 13″ con TouchBar, versione base con processore i5 da 2,3 GHz, con i suoi 16440 punti si porta ad un soffio dal MacPro (Mid 2012), supera il MacBook Pro 15″ (Mid 2017) dotato di i7 da 3,1 GHz ed il Mac Pro (late 2013) non è così lontano.

Geekbench MBP 13 2018

Ok, se il concetto non è sufficientemente chiaro, ripetete con me: gli unici portatili Apple davanti ai MacBook Pro 13″ 2018 con Touch Bar sono solo i 15″ versione 2018.

Solo.

Qui l’asticella non è stata portata più in alto.

E’ letteralemente esplosa e dobbiamo andarla a cercare perchè con questo aggiornamento i termini di paragone devo essere riparametrizzati.

L’SSD ha un qualcosa di strabiliante: le prestazioni di lettura e scrittura sono arrivate ad essere dieci volte più veloce della media degli SSD in commercio.

Dieci

In due secondi vengono spostati 5 GB di dati.
Lapidario il commento di Roberto Pezzali nel suo articolo pubblicato su DDay:

Utilizzando il benchmark di Blackmagic, una delle utility solitamente utilizzate per provare la velocità dei dischi SSD, l’unità interna del MacBook Pro da 13” ha fatto registrare l’incredibile valore di 2519 MB/s, spostando 5 GB di dati in poco meno di due secondi. L’unico computer che fino ad oggi si era avvicinato a tale valore era l’iMac Pro, altro mostro dedicato a professionisti del video, sviluppatori e ricercatori. Gli altri notebook, anche i migliori, raggiungono prestazioni che nemmeno si avvicinano a quanto fatto registrare dal MacBook Pro.

MacBook Pro 15″ con TB

Le caratteristiche valide per il 13″ lo sono anche per i 15″, con due precisazioni:

  • i processori sono 6-core (!);
  • davanti a loro ci sono SOLO gli iMac Pro (late 2017) ed i Mac Pro (late 2013).

Geekbench MBP 15 2018

MA

È proprio su questo modello che si sono proiettate le ombre dall’enorme potenza di cui è dotato.

L’ombra principale si chiama Thermal Throttling: in pratica è un sistema che abbassa la frequenza del processore nel caso in cui sia rilevato un aumento di temperatura al di sopra del parametro prefissato. Questo aiuta a non fondere l’hardware in caso di carichi di lavoro prolungati ed impegnativi.

Il problema si è posto durante l’utilizzo intensivo con Adobe Premiere, evidenziato in questo video che vede impegnato il MBP 15” con Radeon Pro 560X equipaggiato con CPU i9 da 2,9 GHz e 32 GB di memoria RAM.

L’autore del video, David Lee, fa notare che il processore, sotto sforzo, lavorava alla sua frequenza minima: 2,9 GHz. Questo ha comportato che il lavoro fosse eseguito in 39 minuti e 37 secondi, mentre la versione 2017 dotato di i7 ha impiegato per lo stesso lavoro 35 minuti e 22 secondi. In aggiunta, il tester ha pensato bene di mettere il MBP ‘18 a svolgere lo stesso lavoro in freezer ottenendo un tempo di 27 minuti e 18 secondi.

E qui mi son fermato col video e non ho idea di cosa succeda dopo…

La prima domanda che mi son posto è: in che cosa consisteva questo carico di lavoro?

Grazie ad Alex Raccuglia che lavora in questo campo, posso spiegarvi di che si tratta, come lui ha fatto con me.

L’operazione in questione consisteva nel prendere un filmato, girato con una macchina da ripresa Scarlet in 5k – da circa 5000×2500 pixel circa – e fare un downscaling dello stesso in una risoluzione umana a 4k. Per dare bene l’idea di ciò che è stato utilizzato, l’affitto della camera con cui è stato girato il video costa circa 800/1000 euro al giorno e ci si girano i film, giusto per contestualizzare.

Sottolineando che sia giusto che vengano evidenziati i limiti dell’hardware messo in commercio da Apple, porgo le mie riflessioni in merito, per quel che valgono – 2 cent al cambio attuale – dette con ironia e sarcasmo per farci quattro risate insieme, nella speranza che il lettore tragga le sue conclusioni col sorriso sulle labbra.

2 cent

Parto dal freezer: l’idea qual’era? Quella di dimostrare che la ventilazione naturale che utilizza l’aria come raffreddamento non sia adeguata? Capisco che un vero Pro gira con un frezeer nel baule della sua auto – sempre Apple – perché così può spremere tutta la potenza necessaria anche da un iPhone ma è indiscutibile che l’aria, a meno che il vero Pro in questione non stia girando un film in Antartide, è difficilino che possa far lavorare un i9 a quella temperatura.

Poi certo, se devi pubblicare in formato 4k il tuo film appena girato in 5k in Antartide attendendo 3 minuti in più che il Mac finisca il lavoro di downscaling, capisco che la perdita di tempo possa essere fatale perché a quella temperatura anche il corpo umano può perdere gradi e non è dotato di Thermal Throttling inverso.

Magari, visto che in quel determinato processo che immagino – ma magari sbaglio, eh! – tutti facciano almeno una volta al giorno in mobilità, avrai perso anche 3 minuti ma l’i9 in questione te ne fa guadagnare 30 nel resto dei task che compi per ottenere il lavoro fatto.

Senza considerare che operazioni di quel tipo – ricordo che è un filmato in 5k girato con una telecamera per film – non siano il massimo da eseguire in mobilità su uno schermo da 15”, seppur Retina: prima del downscaling non fai qualche controllo sulla qualità, tagli, modifiche varie al filmato?

In alcuni ambienti ci sono persone che si lamentano che l’iMac Pro non sia stato equipaggiato con uno schermo da 32” perché con quello da 5k e 27” non si riesce a lavorare, sennò.

Il Mac in questione, con quel tipo di configurazione, costa 4.219 euro. Siamo sicuri che per quel tipo di lavoro non fosse più adatto un iMac Pro spendendo il 30% in più? Con uno schermo da 27”? Con una scheda grafica con memoria doppia? Con gli Xeon? Sicuri sicuri sicuri?!?

Sono del parere che gli utilizzi dei computer vadano contestualizzati.

Faccio degli esempi in altri ambiti per entrare nel mood del concetto: se abito a Cervinia e mi compro una Porsche Cabrio, non è che mi lamento che d’inverno ho freddo e/o non posso aprire la capote. Se vado all’Ikea e compro un armadio che -sì me lo danno smontato- ma l’imballo sarà almeno lungo due metri e all’interno della Smart non ci sta e non mi devo lamentare se utilizzo quell’auto per fare acquisti.

Un portatile è un portatile.

Il suo ambito di utilizzo e prevalentemente in mobilità: utilizzarlo come sostituto del deaktop, anche se ha i numeri, non è il suo ambito di lavoro.

Interessanti, in tal senso, le conclusioni di Lucio Bragagnolo di Quickloox nel suo articolo:

MacBook Pro di punta e Xps15 di Dell condividono lo stesso processore Core i9, quindi offriranno prestazioni equivalenti, giusto?

Giusto, finché sono alimentati. Se lavorano con la batteria, MacBook Pro mantiene prestazioni costanti mentre invece Xps15 crolla e vince il premio portatile che funziona quando non lo è.

Vita da dietro lo schermo

Recentemente ho eseguito uno studio di interni per una ristrutturazione, presentando dei render che ho eseguito col mio MacBook Pro 13” (mid 2014) versione base: circa una decina di immagini con picchi di un’ora lavorativa nei render con molte luci, risoluzione di 200 pixels/inch, formato A5. Non è un lavoro da ArchViz3, ma adatto ad una presentazione ad un Cliente che vuol avere un’idea precisa di quello che sarà il futuro.

Render MBP 13" (mid 2014)

Una volta stabilite le viste ed il livello di dettaglio da raggiungere, lanciavo il render prima di andar a dormire o lo lanciavo mentre sullo schermo esterno lavoravo al CAD e portavo il resto del lavoro avanti.

Visto che questo era un lavoro relativamente4 gravoso per il mio portatile ho tenuto d’occhio le temperature dell’hardware: senza starci a pensare non l’ho messo in freezer mentre renderizzava, ho semplicemente aumentato il raffreddamento del processore facendo in modo che le ventole del MBP girassero alla loro massima velocità tramite l’utility smcFanControl di cui ho parlato in questo articolo.

Ad esempio

Sposo molto di più l’approccio che ha Marco Arment con il suo portatile: lavorando spesso in mobilità col Mac, non è la potenza pura quella che va a cercare.

Il suo obiettivo è massimizzare la durata della batteria: nel 2015 ha utilizzato l’app Turbo Boost Switcher che disabilita il turbo boost del processore quando non serve e la sto proprio utilizzando ora per scrivere questo articolo in mobilità. L’esperimento di Arment è continuato con il suo nuovo MBP 13″ 2018 usando l’app Volta che interviene sul voltaggio del processore; le sue conclusioni sono state:

the gain in battery life is about as large as the loss in heavy-workload performance. That’s a trade-off I’d gladly make when I need to maximize runtime.

The best bang-for-the-buck option is still to just disable Turbo Boost. Single-threaded performance hurts more than with wattage-limiting, but it’s able to maintain better multi-threaded performance and more consistent thermals, and gets a larger battery gain relative to its performance loss.

Ed aggiungo che sarebbe bello vedere un macOS Low Power Mode da utilizzare alla bisogna, seguendo l’elenco che ha citato nel suo articolo.

MacBook Pezza

Alla fine Apple ci ha messo una pezza software per ridurre o risolvere il problem del Thermal Throttling: Davide Lee ha rifatto lo stesso test ottenendo il lavoro fatto in 23 minuti e 12 secondi.

Anche la tastiera che non si può utilizzare nel deserto o da utilizzare solo nello sgabuzzino bianco di Ive è stata pezzata.

Mentre rimane da mettere una pezza alla questione audio del MacBook Pro, del quale ipotizzo sia il nuovo chip T2 il responsabile: rimanendo sempre nel campo delle ipotesi anche qui dovrebbe essere sufficiente un intervento software. Staremo a vedere.

Aggiornamento del 31 agosto: anche la questione audio è stata risolta.

Riassumendo

Manca solo un tassello alla linea Pro5, ma già l’iMac Pro prima ed ora i MacBook Pro hanno chiarito a suon di prestazioni la loro posizione all’interno dell’Apple Store.

Di seguito sintetizzo gli articoli precedenti in base agli aggiornamenti di cui sopra:

Lavori con carichi molto pesanti

Lavori di rendering leggero e/o saltuario

I lettori di più lunga data si saranno accorti che ho cambiato il titolo di questo tema: dopo l’esperienza dei rendering che ho eseguito col mio MBP 13” (mid 2014) e nel vedere con i miei occhi degli ottimi rendering eseguiti in 5 minuti di orologio su un MBA 13” con un setting particolarmente attento di VRay per Sketchup, il titolo “lavori che non riguardano rendering od operazioni complesse” incominciava a star stretto.

In questo capoverso vengono indicati i Mac che possono eseguire dei rendering leggeri e/o saltuari come possono essere quelli che riguardano una villa, senza spingersi fino alle vette del fotorealismo o da ArchViz.

In quel settore penso che in molti siano svenuti e/o in corso di rianimazione dopo aver letto della concretizzazione dell’ultima-macchina-da-guerra-trita-tutto-ti-devi-spaventare Turing Architecture di NVidia; dico solo che fa il ray-tracing in tempo reale 6!

Gustateti il video…

Quindi, tornando a noi:

Sospenso il giudizio sul Mac Mini viste le recenti indiscrezioni sulla rianimazione del modello a breve.

Un valido strumento di lavoro, che andrà ad affiancare le operazioni eseguite sul Mac, è il nuovo iPad 9,7″ e 12,9″: entrambe le versioni base sono compatibili con Pencil e saranno di grande supporto alla progettazione; direi di lasciare gli iPad Pro a chi ha la possibilità di utilizzare questo tablet come strumento principale nel settore dell’architettura.

Inoltre, segnalo:

  • le raccomandazioni della Buyer’s guide di MacRumors;
  • la possibilità di acquistare il Mac scegliendo tra i ricondizionati certificati Apple con disponibilità variabile nel corso dei giorni;
  • il leasing od il noleggio messo sempre a disposizione da Apple per i professionisti.

Buon Mac a tutti!


  1. sì, lo so, il test non mette alla corda l’hardware, ma è un test sintetico che uso da anni come riferimento per aver dei termini di paragone perchè sono più aderenti al modo in cui uso lavorativamente il mio Mac. Per chi fosse interessato, ce ne sono altri più cattivi come Cinebench o LuxMark 
  2. sì anche per fare i render. Lascio il discorso CUDA a chi fa ArchViz, intanto cerco di recuperare un minimo di serietà dopo aver pensato al docente del corso on line che decantava il numero di CUDA del suo portatile che si è piantato inesorabilmente nel momento in cui ha voluto far vedere un video di Youtube in diretta, vedi capitolo “Quando sarebbe meglio evitare” di questo articolo. 
  3. Architectural Visualization: per sapere di che cosa si tratta, ci sono maggiori informazioni qui mentre per conoscere il panorama italiano consiglio di dare un’occhiata qui 
  4. in fin dei conti, se fosse stato davvero gravoso, non sarei riuscito a lavorare al CAD mentre veniva renderizzata l’immagine… 
  5. manca ancora all’appello il Mac Pro 2019ForseSeIveVuole. 
  6. Il Ray-Tracing, a differenza del rastering, non si limita a renderizzare le scene e successivamente ad applicare effetti di luci e ombre: calcola la rifrazione delle luci e la conseguente produzione di ombre già in fase di rendering; maggiori informazioni si possono leggere qui 

Mac ed iOS: Autodesk SketchBook Pro gratuito

Disponibile gratuitamente da oggi la versione Pro di Autodesk SketchBook, sia per Mac che per iOS: applicazione golosa soprattutto abbinandola al recente aggiornamento della linea di iPad.

Da iOS basta semplicemente recansi nell’ App Store ed effettuare il download, mentre per la versione Mac si deve passare dal sito internet ufficale e non dal Mac App Store.

Informazioni dettagliate sulla novità direttamente dal forum ufficiale di Autodesk.

Grazie infinite per la dritta data da Cristiano

Autocad 2018: parola d’ordine “One”

Con il mantra “One AutoCAD”1 Autodesk ha annunciato la nuova versione di AutoCAD: più che di una versione sola di AutoCAD, si parla di “una sola esperienza utente” che passa dal desktop, dal mobile ed anche dal web.

Come si apprende nell’articolo di Architosh:

Autodesk has announced the unification of AutoCAD, the world’s best-known CAD program. For those who subscribe to AutoCAD 2019, they gain access, with just one license, to both the Windows and Mac versions of AutoCAD, seven new industry toolsets, and new mobile and web versions of AutoCAD.

Versione web

Ed è proprio quest’ultima parte che mi ha stuzzicato di più: la possibilità di eseguire AutoCAD via browser apre la possibilità di utilizzarlo su qualsiasi pezzo di hardware con un collegamento ad internet.

Ci vorrà del tempo per la piena funzionalità di questa “web app”, come sottolineato nell’articolo di Architosh:

There is no command line in the web version, but there may be in the future, says Autodesk

Ma soprattutto, c’è un un dettaglio non trascurabile che deve essere risolto: nel suo articolo di approfondimento pubblicato su Architosh, Anthony Frausto-Robledo non se lo fa scappare:

Which, by the way, can’t be Apple’s Safari. The new AutoCAD for the web app requires Google Chrome. We see this web version advancing to the point where it has near feature parity with the desktop version. It will take years, of course.

Ma credo che sia un’idea interessante e che valga la pena seguirne gli sviluppi.

Mobile

Ora la linea base di iPad sono compatibili con Apple Pencil e questo aggiornamento ben si sposa con la nuova versione di AutoCAD Mobile.

Vi prego di osservare bene quello che capita dal minuto 1.22 del video di presentazione dell’applicazione: semplicemente è la traduzione in immagini di cò che cercai di descrivere nell’articolo iPad Pro e Pencil: matita all’architetto.

AutoCAD 2018 per Mac

Non è ancora stata svelata la versione per Mac: seguendo il ciclo di sviluppo di macOS, sarà presentata a ridosso dell’evento di giugno di Apple, il “Natale estivo”, come l’ho soprannominato.

Concordo con l’idea di Anthony Frausto-Robledo di Architosh: la versione per Mac manterrà l’ambiente diverso rispetto alla versione per Windows anche se la direzione sia opposta rispetto al nuovo mantra di AutoCAD.

Alcuni indizi sono riportati nell’articolo di approfondimento di Anthony di Architosh pubblicato su Architosh:

There are no industry tools for the Mac version, and at this time Autodesk doesn’t have plans for creating them.

In the past, Autodesk has clarified that “AutoCAD for Mac” users are mostly quite different in their needs than traditional AutoCAD users. Therefore, the development focus on the Mac version of AutoCAD has followed its own path. That path does not include the comprehensive development of the industry toolsets.


  1. “Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nell’oscurità incatenarli”, suona famigliare?