Scelta del Mac [Agg. agosto 2018]

In tutta tranquillità, senza un evento dedicato, la linea dei MacBook Pro con Touch Bar ha ricevuto un aggiornamento hardware che definire sostanzioso è poco ed i punteggi del test sintetico GeekBench1 parlano chiaro: salto generazionale.

Però c’è qualche “ma” da affrontare insieme.

Ci arriveremo, intanto partiamo dall’inizio: ci siamo lasciati nel lontano novembre del 2016 con i consigli per gli acquisti per chi fosse intenzionato ad acquistate un Mac ed usarlo nel campo dell’architettura2; nel frattempo ci sono stati aggiornamenti su tutta la linea, ma francamente non mi sembrava il caso di aggiornare l’articolo… Fino ad oggi.

MacBook Pro 13” con TB

Gran parte del guadagno prestazionale arriva dal nuovo chipset Coffee Lake dotato di processore i5 ed i7 di ottava generazione e dalla velocità strabiliante dei nuovi SSD.

Quindi taglio netto col passato e con i processori dual-core: il salto generazionale si fa sentire proprio dal reparto CPU perché sono equipaggiati con processori quad-core.

Il risultato è sbalorditivo: il MacBook Pro 13″ con TouchBar, versione base con processore i5 da 2,3 GHz, con i suoi 16440 punti si porta ad un soffio dal MacPro (Mid 2012), supera il MacBook Pro 15″ (Mid 2017) dotato di i7 da 3,1 GHz ed il Mac Pro (late 2013) non è così lontano.

Geekbench MBP 13 2018

Ok, se il concetto non è sufficientemente chiaro, ripetete con me: gli unici portatili Apple davanti ai MacBook Pro 13″ 2018 con Touch Bar sono solo i 15″ versione 2018.

Solo.

Qui l’asticella non è stata portata più in alto.

E’ letteralemente esplosa e dobbiamo andarla a cercare perchè con questo aggiornamento i termini di paragone devo essere riparametrizzati.

L’SSD ha un qualcosa di strabiliante: le prestazioni di lettura e scrittura sono arrivate ad essere dieci volte più veloce della media degli SSD in commercio.

Dieci

In due secondi vengono spostati 5 GB di dati.
Lapidario il commento di Roberto Pezzali nel suo articolo pubblicato su DDay:

Utilizzando il benchmark di Blackmagic, una delle utility solitamente utilizzate per provare la velocità dei dischi SSD, l’unità interna del MacBook Pro da 13” ha fatto registrare l’incredibile valore di 2519 MB/s, spostando 5 GB di dati in poco meno di due secondi. L’unico computer che fino ad oggi si era avvicinato a tale valore era l’iMac Pro, altro mostro dedicato a professionisti del video, sviluppatori e ricercatori. Gli altri notebook, anche i migliori, raggiungono prestazioni che nemmeno si avvicinano a quanto fatto registrare dal MacBook Pro.

MacBook Pro 15″ con TB

Le caratteristiche valide per il 13″ lo sono anche per i 15″, con due precisazioni:

  • i processori sono 6-core (!);
  • davanti a loro ci sono SOLO gli iMac Pro (late 2017) ed i Mac Pro (late 2013).

Geekbench MBP 15 2018

MA

È proprio su questo modello che si sono proiettate le ombre dall’enorme potenza di cui è dotato.

L’ombra principale si chiama Thermal Throttling: in pratica è un sistema che abbassa la frequenza del processore nel caso in cui sia rilevato un aumento di temperatura al di sopra del parametro prefissato. Questo aiuta a non fondere l’hardware in caso di carichi di lavoro prolungati ed impegnativi.

Il problema si è posto durante l’utilizzo intensivo con Adobe Premiere, evidenziato in questo video che vede impegnato il MBP 15” con Radeon Pro 560X equipaggiato con CPU i9 da 2,9 GHz e 32 GB di memoria RAM.

L’autore del video, David Lee, fa notare che il processore, sotto sforzo, lavorava alla sua frequenza minima: 2,9 GHz. Questo ha comportato che il lavoro fosse eseguito in 39 minuti e 37 secondi, mentre la versione 2017 dotato di i7 ha impiegato per lo stesso lavoro 35 minuti e 22 secondi. In aggiunta, il tester ha pensato bene di mettere il MBP ‘18 a svolgere lo stesso lavoro in freezer ottenendo un tempo di 27 minuti e 18 secondi.

E qui mi son fermato col video e non ho idea di cosa succeda dopo…

La prima domanda che mi son posto è: in che cosa consisteva questo carico di lavoro?

Grazie ad Alex Raccuglia che lavora in questo campo, posso spiegarvi di che si tratta, come lui ha fatto con me.

L’operazione in questione consisteva nel prendere un filmato, girato con una macchina da ripresa Scarlet in 5k – da circa 5000×2500 pixel circa – e fare un downscaling dello stesso in una risoluzione umana a 4k. Per dare bene l’idea di ciò che è stato utilizzato, l’affitto della camera con cui è stato girato il video costa circa 800/1000 euro al giorno e ci si girano i film, giusto per contestualizzare.

Sottolineando che sia giusto che vengano evidenziati i limiti dell’hardware messo in commercio da Apple, porgo le mie riflessioni in merito, per quel che valgono – 2 cent al cambio attuale – dette con ironia e sarcasmo per farci quattro risate insieme, nella speranza che il lettore tragga le sue conclusioni col sorriso sulle labbra.

2 cent

Parto dal freezer: l’idea qual’era? Quella di dimostrare che la ventilazione naturale che utilizza l’aria come raffreddamento non sia adeguata? Capisco che un vero Pro gira con un frezeer nel baule della sua auto – sempre Apple – perché così può spremere tutta la potenza necessaria anche da un iPhone ma è indiscutibile che l’aria, a meno che il vero Pro in questione non stia girando un film in Antartide, è difficilino che possa far lavorare un i9 a quella temperatura.

Poi certo, se devi pubblicare in formato 4k il tuo film appena girato in 5k in Antartide attendendo 3 minuti in più che il Mac finisca il lavoro di downscaling, capisco che la perdita di tempo possa essere fatale perché a quella temperatura anche il corpo umano può perdere gradi e non è dotato di Thermal Throttling inverso.

Magari, visto che in quel determinato processo che immagino – ma magari sbaglio, eh! – tutti facciano almeno una volta al giorno in mobilità, avrai perso anche 3 minuti ma l’i9 in questione te ne fa guadagnare 30 nel resto dei task che compi per ottenere il lavoro fatto.

Senza considerare che operazioni di quel tipo – ricordo che è un filmato in 5k girato con una telecamera per film – non siano il massimo da eseguire in mobilità su uno schermo da 15”, seppur Retina: prima del downscaling non fai qualche controllo sulla qualità, tagli, modifiche varie al filmato?

In alcuni ambienti ci sono persone che si lamentano che l’iMac Pro non sia stato equipaggiato con uno schermo da 32” perché con quello da 5k e 27” non si riesce a lavorare, sennò.

Il Mac in questione, con quel tipo di configurazione, costa 4.219 euro. Siamo sicuri che per quel tipo di lavoro non fosse più adatto un iMac Pro spendendo il 30% in più? Con uno schermo da 27”? Con una scheda grafica con memoria doppia? Con gli Xeon? Sicuri sicuri sicuri?!?

Sono del parere che gli utilizzi dei computer vadano contestualizzati.

Faccio degli esempi in altri ambiti per entrare nel mood del concetto: se abito a Cervinia e mi compro una Porsche Cabrio, non è che mi lamento che d’inverno ho freddo e/o non posso aprire la capote. Se vado all’Ikea e compro un armadio che -sì me lo danno smontato- ma l’imballo sarà almeno lungo due metri e all’interno della Smart non ci sta e non mi devo lamentare se utilizzo quell’auto per fare acquisti.

Un portatile è un portatile.

Il suo ambito di utilizzo e prevalentemente in mobilità: utilizzarlo come sostituto del deaktop, anche se ha i numeri, non è il suo ambito di lavoro.

Interessanti, in tal senso, le conclusioni di Lucio Bragagnolo di Quickloox nel suo articolo:

MacBook Pro di punta e Xps15 di Dell condividono lo stesso processore Core i9, quindi offriranno prestazioni equivalenti, giusto?

Giusto, finché sono alimentati. Se lavorano con la batteria, MacBook Pro mantiene prestazioni costanti mentre invece Xps15 crolla e vince il premio portatile che funziona quando non lo è.

Vita da dietro lo schermo

Recentemente ho eseguito uno studio di interni per una ristrutturazione, presentando dei render che ho eseguito col mio MacBook Pro 13” (mid 2014) versione base: circa una decina di immagini con picchi di un’ora lavorativa nei render con molte luci, risoluzione di 200 pixels/inch, formato A5. Non è un lavoro da ArchViz3, ma adatto ad una presentazione ad un Cliente che vuol avere un’idea precisa di quello che sarà il futuro.

Render MBP 13" (mid 2014)

Una volta stabilite le viste ed il livello di dettaglio da raggiungere, lanciavo il render prima di andar a dormire o lo lanciavo mentre sullo schermo esterno lavoravo al CAD e portavo il resto del lavoro avanti.

Visto che questo era un lavoro relativamente4 gravoso per il mio portatile ho tenuto d’occhio le temperature dell’hardware: senza starci a pensare non l’ho messo in freezer mentre renderizzava, ho semplicemente aumentato il raffreddamento del processore facendo in modo che le ventole del MBP girassero alla loro massima velocità tramite l’utility smcFanControl di cui ho parlato in questo articolo.

Ad esempio

Sposo molto di più l’approccio che ha Marco Arment con il suo portatile: lavorando spesso in mobilità col Mac, non è la potenza pura quella che va a cercare.

Il suo obiettivo è massimizzare la durata della batteria: nel 2015 ha utilizzato l’app Turbo Boost Switcher che disabilita il turbo boost del processore quando non serve e la sto proprio utilizzando ora per scrivere questo articolo in mobilità. L’esperimento di Arment è continuato con il suo nuovo MBP 13″ 2018 usando l’app Volta che interviene sul voltaggio del processore; le sue conclusioni sono state:

the gain in battery life is about as large as the loss in heavy-workload performance. That’s a trade-off I’d gladly make when I need to maximize runtime.

The best bang-for-the-buck option is still to just disable Turbo Boost. Single-threaded performance hurts more than with wattage-limiting, but it’s able to maintain better multi-threaded performance and more consistent thermals, and gets a larger battery gain relative to its performance loss.

Ed aggiungo che sarebbe bello vedere un macOS Low Power Mode da utilizzare alla bisogna, seguendo l’elenco che ha citato nel suo articolo.

MacBook Pezza

Alla fine Apple ci ha messo una pezza software per ridurre o risolvere il problem del Thermal Throttling: Davide Lee ha rifatto lo stesso test ottenendo il lavoro fatto in 23 minuti e 12 secondi.

Anche la tastiera che non si può utilizzare nel deserto o da utilizzare solo nello sgabuzzino bianco di Ive è stata pezzata.

Mentre rimane da mettere una pezza alla questione audio del MacBook Pro, del quale ipotizzo sia il nuovo chip T2 il responsabile: rimanendo sempre nel campo delle ipotesi anche qui dovrebbe essere sufficiente un intervento software. Staremo a vedere.

Aggiornamento del 31 agosto: anche la questione audio è stata risolta.

Riassumendo

Manca solo un tassello alla linea Pro5, ma già l’iMac Pro prima ed ora i MacBook Pro hanno chiarito a suon di prestazioni la loro posizione all’interno dell’Apple Store.

Di seguito sintetizzo gli articoli precedenti in base agli aggiornamenti di cui sopra:

Lavori con carichi molto pesanti

Lavori di rendering leggero e/o saltuario

I lettori di più lunga data si saranno accorti che ho cambiato il titolo di questo tema: dopo l’esperienza dei rendering che ho eseguito col mio MBP 13” (mid 2014) e nel vedere con i miei occhi degli ottimi rendering eseguiti in 5 minuti di orologio su un MBA 13” con un setting particolarmente attento di VRay per Sketchup, il titolo “lavori che non riguardano rendering od operazioni complesse” incominciava a star stretto.

In questo capoverso vengono indicati i Mac che possono eseguire dei rendering leggeri e/o saltuari come possono essere quelli che riguardano una villa, senza spingersi fino alle vette del fotorealismo o da ArchViz.

In quel settore penso che in molti siano svenuti e/o in corso di rianimazione dopo aver letto della concretizzazione dell’ultima-macchina-da-guerra-trita-tutto-ti-devi-spaventare Turing Architecture di NVidia; dico solo che fa il ray-tracing in tempo reale 6!

Gustateti il video…

Quindi, tornando a noi:

Sospenso il giudizio sul Mac Mini viste le recenti indiscrezioni sulla rianimazione del modello a breve.

Un valido strumento di lavoro, che andrà ad affiancare le operazioni eseguite sul Mac, è il nuovo iPad 9,7″ e 12,9″: entrambe le versioni base sono compatibili con Pencil e saranno di grande supporto alla progettazione; direi di lasciare gli iPad Pro a chi ha la possibilità di utilizzare questo tablet come strumento principale nel settore dell’architettura.

Inoltre, segnalo:

  • le raccomandazioni della Buyer’s guide di MacRumors;
  • la possibilità di acquistare il Mac scegliendo tra i ricondizionati certificati Apple con disponibilità variabile nel corso dei giorni;
  • il leasing od il noleggio messo sempre a disposizione da Apple per i professionisti.

Buon Mac a tutti!


  1. sì, lo so, il test non mette alla corda l’hardware, ma è un test sintetico che uso da anni come riferimento per aver dei termini di paragone perchè sono più aderenti al modo in cui uso lavorativamente il mio Mac. Per chi fosse interessato, ce ne sono altri più cattivi come Cinebench o LuxMark 
  2. sì anche per fare i render. Lascio il discorso CUDA a chi fa ArchViz, intanto cerco di recuperare un minimo di serietà dopo aver pensato al docente del corso on line che decantava il numero di CUDA del suo portatile che si è piantato inesorabilmente nel momento in cui ha voluto far vedere un video di Youtube in diretta, vedi capitolo “Quando sarebbe meglio evitare” di questo articolo. 
  3. Architectural Visualization: per sapere di che cosa si tratta, ci sono maggiori informazioni qui mentre per conoscere il panorama italiano consiglio di dare un’occhiata qui 
  4. in fin dei conti, se fosse stato davvero gravoso, non sarei riuscito a lavorare al CAD mentre veniva renderizzata l’immagine… 
  5. manca ancora all’appello il Mac Pro 2019ForseSeIveVuole. 
  6. Il Ray-Tracing, a differenza del rastering, non si limita a renderizzare le scene e successivamente ad applicare effetti di luci e ombre: calcola la rifrazione delle luci e la conseguente produzione di ombre già in fase di rendering; maggiori informazioni si possono leggere qui 
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Test Geekbench delle versioni 2017 di iMac e MacBook Pro

Il punteggio del test Geekbench è la cartina di tornasole per valutare le prestazioni a livello di CPU dei nuovi Mac: di seguito i risultati dei test multi-core della linea 2017 degli iMac e dei MacBoo Pro.

iMac 2017

iMac 2017 Geekbench

Il 27″ top di gamma (non Pro) con processore i7 da 4,2 GHz arriva al punteggio stratosferico di quasi 18.900 punti, piazzandosi al terzo gradino della graduatoria e lasciando il più potente degli iMac (almeno fino alla generazione 2017) 1.900 punti più indietro: in pratica c’è stato un aumento delle prestazioni del 10%, sempre parlando di capacità di calcolo.

E lì dietro chi compare? Il MacBook Pro 15″ top di gamma, che arriva a 15.500 punti, confermandosi come una workstation portatile a tutti gli effetti.

MacBook Pro 15″ 2017

In fine dei conti, è solo passato mezzo anno dall’ultima volta in cui ho parlato di test Geekbench equesta mi sembra un’ottima occasione per dare una ripassata anche alla situazione dei portatili.

Il risultato, in sintesi è che la versione 2016 dei MacBook Pro è una versiona da dimenticare (almeno per quanto riguarda la CPU), mentre la generazione 2017 ha dato degli ottimi risultati: il MacBook Pro 15″ top di gamma supera con i suoi quasi 15.500 punti il Mac Pro del 2012 con processore Xeon e l’iMac 2017 top di gamma con processore da 3,8 GHz. La versione più potente del MBP 15″ era quella del 2015 con circa 14.300 punti, superato anche dalla versione base con Touch ID dei MBP 15″ 2017.

MBP 15 2017 Geekbenck

La versione 2017 top di gamma si riprende il titolo di arma portatile totale senza dubbio.

MacBook Pro 13″ 2017

Per quanto riguarda la versione da 13″ dei MBP 2017, il top di gamma con processore i7 da 3,5 GHz ha un punteggio di circa 9.600 punti: è veramente ad un soffio dalla barriera psicologica dei 10.000 punti che delimita la fascia cattiveria allo stato solido.

MBP 13 Top 2017 Geekbenck

Molto vicino all’indimenticabile MBP 17″ dell 2011, questa versione del MBP 13″ supera l’iMac da 21,5″ del 2017 versione base non Retina.

La versione base dei MBP 13″ senza Touch ID con i suoi 8.900 punti circa, si porta vicino alla versione base dei MBP 13″ con Touch ID (9.200 punti circa) e lascia indietro tutte le versioni precedenti dei 13″ ed un po’ di generazioni precedenti di Mac Pro.

MBP 13 Base Geekbench

Conclusioni

Tirando le somme, la generazione 2017 degli iMac e dei MBP sono delle ottime macchine, almeno a livello computazionale e di potenza di calcolo.

Mi riservo però di sviluppare ed approfondire successivamente la questione schede grafiche.