iMac Pro: è arrivato!

Grazie a Nicola Losito che mi ha dato la dritta, scrivo questo veloce post per dare la fresca notizia della disponibilità di iMac Pro dal 14/12/2017.

Oltremodo fuori portata per me, ma estremamente gustoso in termini di componentistica hardware e di benchmark: sono davvero curioso di vedere fino a che punto si è alzata l’asticella in quel di Cupertino.

Per il 2017.

Poi la rialziamo col futuro Mac Pro.

Aggiornamento del 13/12/2017

Oggi è la giornata di Star Wars, ma uno sguardo in anteprima sul nuovo iMac Pro è d’obbligo:

I risultati?

iMac Pro Benchmark

 

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MBP 15″: pensieri e parole

Prendo spunto dal recente articolo del blog di Marco Arment e della chiacchierata che ne è scaturita con l’amico Alex Raccuglia.

Argomento? MacBook Pro 15″ e la sua evoluzione.

Ci sono molte opinioni contrastanti e so che molte persone (come ad esempio l’amico Sabino Maggi1) storceranno il naso leggendo questi miei pensieri… ma il dado è tratto e sebbene sia l’ultimo arrivato e sia il meno titolato a farlo, dirò comunque la mia!

L’articolo di Arment è, in estrema sintesi, un elogio al MacBook Pro degli anni 2012/15 definita la macchina professionale perfetta, migliore e più adatta all’uso rispetto ai MacBook Pro attuali.

This is the best laptop that has ever existed.

La mia riflessione nasce dal fatto che non capisco la necessità di questo elogio e, francamente, l’ho trovato anche un po’ fuori luogo.

Pur condividendo il punto di vista sulla bontà del progetto MBP 15″ 2012/15, il discorso generale potrebbe anche essere valido se il confronto si fermasse al modello 2016.

Come scrissi:

personalmente i nuovi MacBook Pro mi piacciono e, avessi le possibilità, lo comprerei anche, color Grigio Siderale senza dubbio. Entro in pieno nel target dell’utilizzatore tipo di questo MacBook Pro, ma mi rendo conto che non è per tutti i professionisti…

I capi di accusa convergono sull’assenza:

  • del tasto Esc;
  • del bang di avvio;
  • della versione a 64 GB di RAM;
  • della mela illuminata;
  • del Mag Safe;
  • di tutte le porte che un professionista vorrebbe su un portatile, soprattutto una USB normale.

E tra tutto, sono gli utlimi due punti ad essere quelli più controversi e più sentiti dagli utenti.

Per il Mag Safe, rimando ai pensieri espressi nell’articolo in cui parlo delle impressioni sui MacBook Pro 20162.

Per l’ultimo punto seguo lo spunto dell’accenno fatto da Arment nel suo articolo: all’epoca del rilascio dei MBP 2012, l’assenza di una porta ethernet o del lettore CD era stata etichettata come blasfemia per un computer professionale.

Le attuali porte USB-C che sostituiscono (malamente, a volte) il resto delle porte credo che si possano mettere sullo stesso piano concettuale.

Capiamoci: non é mia intenzione difendere a spada tratta l’attuale versione dei MBP 15″ e lo standard USB-C; sto cercando di dare il mio personale punto di vista attingendo a piene mani dalla mia esperienza personale e professionale.

Rimanendo sul piano delle porte, la versione 2012/15 era equipaggiato con le porte Thunderbolt: a memoria mi pare che non ci fosse allora e non ci sia tutt’ora questa profusione di perifiche che utilizzano questo tipo di porta e quei pochi hard disk esterni che la utilizzano sono molto rumorosi 3. Inoltre, per sfruttare le capacità della porta Thunderbolt con uno schermo esterno, ad esempio, è necessario comunque un adattatore.

Quindi rimane solo la questione di come collegare una chiaveta USB esterna, una stampante o una tastiera/mouse esterni?

Ma nel 2017?

Esempio pratico: con i miei colleghi i file vengono trasferiti via mail/Dropbox/Wetransfer, tra Mac si può utilizzare AirDrop sempre che non possa lasciare il file sul desktop/scrivania del collega avendo le credenziali adatte. E credo che molti utenti professionisti utilizzino gli stessi metodi quando non entrano in gioco Server aziendali o cartelle condivise.

Tastiera e mouse esterni? Wireless.

Stampante? Anche.

Plotter? Ecco qua un modello fresco fresco di HP che sottolinea la direzione che sta prendendo il mercato.

Nel momento in cui devo utilizzare i cavi, come più volte sostenuto, preferisco di gran lunga utilizare un hub a cui posso collegare tutto ciò che posso ed avere un unico cavo al Mac, piuttosto che il contrario. E sei poi me lo devo portare dietro nell aborsa, non credo sia tutto questo problema.

Dal punto di vista prestazionale, se per la versione 2016 valeva la pena pensare l’acquisto di un MacBook Pro del 2015 ricondizionato od usato, la stessa cosa non vale prendendo in esame la versione 2017.

Nei test benchmark di cui parlavo a giugno 2017:

Il risultato, in sintesi è che la versione 2016 dei MacBook Pro è una versiona da dimenticare (almeno per quanto riguarda la CPU), mentre la generazione 2017 ha dato degli ottimi risultati: il MacBook Pro 15″ top di gamma supera con i suoi quasi 15.500 punti il Mac Pro del 2012 con processore Xeon e l’iMac 2017 top di gamma con processore da 3,8 GHz. La versione più potente del MBP 15″ era quella del 2015 con circa 14.300 punti, superato anche dalla versione base con Touch ID dei MBP 15″ 2017.

Credo che quando una versione base di un nuovo modello superi la versione più potente di quella precedente si possa parlare di salto generazionale e che sia degno di nota.

Certo, rimane la questione della tastiera che, anche se ho una personalissima idea a riguardo, è un problema di non poco conto.

Ma lo erano anche il problema del ghosting degli schermi Retina dei modelli 2012 dotati di pannelli LG o del richiamo delle GPU difettose prodotte tra metà 2012 ed inizio 2013 o l’ annuncio della recente estensione di riparazione in garanzia della protezione anti-riflesso degli schermi dei MacBook Pro 2013/2015.

Curiosamente Arment non ne fa menzione, probabilmente perchè le sue impressioni si basano sull’utilizzo del suo modello del 2015.


  1. nei suoi articoli ha espresso chiaramente il suo pensiero a riguardo… 
  2. Riporto qui il pensiero per chi non ha voglia di andarlo a cercare nel lungo articolo citato: “[…] Lo so: è stata forse la migliore invenzione di Apple. Ma andrò controcorrente e mi attirerò tutte le ire di chiunque legga queste righe: la sua vera utilità, quella di evitare di portarsi dietro il portatile quando si inciampa nel cavo di alimentazione, è indubbiamente fantastica, ma anch’essa sul viale del tramonto. Mi spiego meglio. Mia moglie è in possesso del mitico MacBook bianco 13″: la durata della batteria rispetto al mio MacBook Pro è molto limitata e le ore in cui necessita di essere collegato al trasformatore per la ricarica (e quindi dell’utilizzo di MagSafe) è molto più alta. A ben pensarci, le attuali batterie hanno fatto passi da giganti: dichiarate sono 10 ore per il MBPr fino alle 12 ore per il MBA 13″. Anche se gliene tolgo un 20% al dato dichiarato, è un’eternità rispetto al MacBook di mia moglie che, tra l’altro, ha sostitutio recentemente la batteria. Diciamo che noto che il mio utilizzo è più vicino a quello di un iPad: lo metto in carica quando non lo uso. Quindi penso che sia naturale che il pericolo di portarsi dietro il portatile se si inciampa nel cavo di alimentazione si è drasticamente ridotto. E dal punto di vista architettonico, le postazioni di lavoro moderne hanno le prese di corrente all’altezza del piano di lavoro. Una cosa è certa: meglio non sapere quanti danni si procurano nel caso in cui si inciampasse nel cavo di alimentazione mentre è inserito in una porta Thunderbolt… Come non voglio sapere quanti danni procurerei al il mio iPhone o iPad se volasse nello stesso caso. […]” 
  3. Esperienza sul campo di Nicola Losito. C’è da fidarsi. 

iMac Pro: primi indizi

E’ da un po’ che fantastico sulla potenza che possano sviluppare i futuri iMac Pro.

L’ iMac Darth Vader ha colpito ed ecco qui il risultato: 36.000 punti di benckmark.

Trentaseimila.

Diecimila punti più alto del più potente Mac presente in classifica. E’ come se gli aggiungessimo un iMac 27″ (late 2012) con i5 a 3,3 GHz al Mac Pro con Xeon a 12 core a 2,7 Ghz.

E’ sei volte la potenza del mio attuale MBPr 13″ (mid 2014).

Sei.

Presumo che si tratti della versione media, equipaggiata con lo Xeon a 10 core e con 64 GB di RAM.

Vado a farmi un panino con la Nutella per riprendermi.

 

 

Evento Apple di settembre: commento in diretta ed attrazioni architettoniche

Domani sera, martedì 12 settembre, ore 19.00 italiane, si terrà il keynote per la presentazione dei nuovi modelli di iPhone: è uno strumento fondamentale per la mia vita privata e lavorativa, sono molto curioso di vedere le conferme e le smentite su questi nuovi modelli e le altre novità che saranno presentate durante l’evento.

Ma soprattutto, sono ben lieto ed orgoglioso di annunciare che sarò nuovamente ospite, questa volta in compagnia di Justen Rosati, Cesare Giraldi e Simone Gusella, nel live streaming della puntata speciale del podcast TechnoPillz condotto da Alex Raccuglia in cui insieme commenteremo in diretta l’evento Apple.

Qui potete ascoltare il trailer della puntata di martedì mentre qui potete sentire le nostre previsioni registrate in tempi non sospetti.

Non solo: altro punto di interesse di questo evento, è che si terrà ad Apple Park nel nuovissimo Steve Jobs Theater!

Per farsi un’infarinatura dell’edificio, sperando che durante l’evento ci sia spazio per una presentazione dedicata ad esso, consiglio di dare un’occhiata al video pubblicato da Duncan Sinfield il 5 di settembre in cui si può vedere lo stato di avanzamenteo dei lavori in Apple Park ma in cui è anche possibile vedere la bellissima entrata dello Steve Jobs Theater, un basso cilindro completamente vetrato che fa sembrare sospesa la sua copertura.

La sala conferenze è completamente interrata e quindi è celata alla vista, ma è possibile dare uno sguardo al suo interno grazie all’ articolo di Micheal Potuck pubblicato da 9to5Mac: ci sono alcune foto scattate durante i lavori ed anche una pianta dell’edificio.

A domani sera!

macOS Sierra: lettori Smartcard, questi sconosciuti

Ci siamo lasciati quasi un anno fa, durante la fase di rilascio al pubblico di macOS Sierra, con l’ indicazione ricevuta da Filippo Strozzi di Avvocati e Mac in merito all’insorgere di problematiche con i lettori esterni di Smartcard, utilizzati per la firma digitale in alternativa ai token USB.

Mi sembra giusto aggiornarvi sulla questione, visto che l’amico Filippo non demorde ed è andato avanti seguendo la strada intrapresa un anno fa:

Come potete vedere, soprattutto, con le periferiche hardware inusuali, come i lettori di smart-card, la questione dei driver è tutto fuorché scontata. Inoltre può addirittura capitare che, quello che dovrebbe funzionare, non funzioni correttamente.

A volte, tuttavia, con un po‘ di fortuna e testardaggine si riesce a risolvere il problema (anche senza comprenderne bene le ragioni).

Un plauso a Filippo che è riuscito a far funzionare il suo lettore Smartcard con macOS Sierra! Invito chi si trovi in difficoltà come lui a seguire i passi indicati nel suo articolo.

Personalmente, sono ancora fermo a macOS El Capitain ed ho un lettore diverso di Smartcard, pertanto non ho ancora dovuto affrontare la questione direttamente.

Utilizzo una Carta Nazionale dei Sevizi delle Camere di Commercio d’Italia venduta con il lettore di Smartcard ed i requisiti hardware/software indicati sul sito fanno ben sperare: macOS 10.6 o successivi e Safari 4.0 e successivi; inoltre il servizio assistenza si è rivelato in passato all’altezza della situazione, sapendo dove mettere le mani nelle librerie di macOS.

La questione si aprirà a dicembre, quando passerò ad High Sierra una volta verificata la compatibilità del software che utilizzo.

Aggiornamento del 9 ottobre 2017

Contro ogni aspettativa, recentemente ho eseguito anche io l’upgrade a Sierra e l’aggiornamento è andato meglio del previsto con il mio lettore di Smart Card: qui l’articolo in cui ne parlo.

Calibrazione di un MacBook, serve? Aggiornamento di metà 2017

Ci eravamo lascaiti con una promessa, a fine 2016…

Non mi rimane che portare avanti l’esperimento: mesi di utilizzo sportivo e calibrazione.

Ed ecco il risultato, dopo metà anno di uso sportivo:

Calibrazione batteria MBPr giu17

Il risultato, come sempre offerto dalla comoda app Cocnut Battery1, questa volta si scosta molto di più rispetto ai precedenti e quindi sembra proprio che funzioni.
Scrivo sembra perchè i risultati al di sopra della linea media di decadenza della batteria non è continua, anche se praticamente quasi tutti i risultati si trovano al di sopra di essa.
In pratica, nei primi mesi di prova, la calibrazione della batteria non ha sortito alcun effetto di rilievo. Solo dal mese 28 in avanti la procedura di calibrazione ha sortito qualche effetto.

Quindi, l’uso sportivo senza pensieri (collegando il caricatore al MBP quando ne avevo bisogno o quando ne avevo tempo, lasciandolo anche spegnere a causa della batteria esaurita, usandolo durante la ricarica e staccando il caricatore solo a carica completa) non crea danni o problemi, ma dopo qualche mese è necessario dare una regolata al sistema chip/batteria per fargli capire quale è lo stato effettivo della batteria.

In aggiunta, ho eseguito la calibrazione della batteria senza mettere il segno di spunta all’opzione Metti in stop i dischi rigidi quando è possibile come suggerito da Sabino Maggi nei commenti dello scorso articolo; il portatile si è spento a causa della carica della batteria terminata ed essendo successo a fine giornata lavorativa, l’ho lasciato in questo stato durante la notte. Il giorno dopo ho collegato il portatile al suo caricabatteria e l’ho usato fino a quando la batteria non è stata completamente carica. A questo punto ho utilizzato Coconut Battery per vedere lo stato della batteria.

Non si tratta quindi della lunga procedura di calibrazione che utilizzavo con il MacBook Air 13″ (late 2010), ma di una versione ridotta ed a mio avviso molto meno impegnativa.


  1. in questo articolo spiego come far ad ottenene il grafico dello stato della propria batteria 

Test Geekbench delle versioni 2017 di iMac e MacBook Pro

Il punteggio del test Geekbench è la cartina di tornasole per valutare le prestazioni a livello di CPU dei nuovi Mac: di seguito i risultati dei test multi-core della linea 2017 degli iMac e dei MacBoo Pro.

iMac 2017

iMac 2017 Geekbench

Il 27″ top di gamma (non Pro) con processore i7 da 4,2 GHz arriva al punteggio stratosferico di quasi 18.900 punti, piazzandosi al terzo gradino della graduatoria e lasciando il più potente degli iMac (almeno fino alla generazione 2017) 1.900 punti più indietro: in pratica c’è stato un aumento delle prestazioni del 10%, sempre parlando di capacità di calcolo.

E lì dietro chi compare? Il MacBook Pro 15″ top di gamma, che arriva a 15.500 punti, confermandosi come una workstation portatile a tutti gli effetti.

MacBook Pro 15″ 2017

In fine dei conti, è solo passato mezzo anno dall’ultima volta in cui ho parlato di test Geekbench equesta mi sembra un’ottima occasione per dare una ripassata anche alla situazione dei portatili.

Il risultato, in sintesi è che la versione 2016 dei MacBook Pro è una versiona da dimenticare (almeno per quanto riguarda la CPU), mentre la generazione 2017 ha dato degli ottimi risultati: il MacBook Pro 15″ top di gamma supera con i suoi quasi 15.500 punti il Mac Pro del 2012 con processore Xeon e l’iMac 2017 top di gamma con processore da 3,8 GHz. La versione più potente del MBP 15″ era quella del 2015 con circa 14.300 punti, superato anche dalla versione base con Touch ID dei MBP 15″ 2017.

MBP 15 2017 Geekbenck

La versione 2017 top di gamma si riprende il titolo di arma portatile totale senza dubbio.

MacBook Pro 13″ 2017

Per quanto riguarda la versione da 13″ dei MBP 2017, il top di gamma con processore i7 da 3,5 GHz ha un punteggio di circa 9.600 punti: è veramente ad un soffio dalla barriera psicologica dei 10.000 punti che delimita la fascia cattiveria allo stato solido.

MBP 13 Top 2017 Geekbenck

Molto vicino all’indimenticabile MBP 17″ dell 2011, questa versione del MBP 13″ supera l’iMac da 21,5″ del 2017 versione base non Retina.

La versione base dei MBP 13″ senza Touch ID con i suoi 8.900 punti circa, si porta vicino alla versione base dei MBP 13″ con Touch ID (9.200 punti circa) e lascia indietro tutte le versioni precedenti dei 13″ ed un po’ di generazioni precedenti di Mac Pro.

MBP 13 Base Geekbench

Conclusioni

Tirando le somme, la generazione 2017 degli iMac e dei MBP sono delle ottime macchine, almeno a livello computazionale e di potenza di calcolo.

Mi riservo però di sviluppare ed approfondire successivamente la questione schede grafiche.