WWDC 2019: commento live

Come di consuetudine giugno vuol dire (oltre all’arrivo dell’estate, delle vacanze estive degli studenti e dal tour de force da OddioAdAgostoFinisceIlMondo) l’arrivo della conferenza annuale per gli sviluppatori di applicazioni del mondo Apple e quest’anno si tiene oggi, lunedì 3 giugno: solitamente vengono annunciate in primo luogo le novità software (iOS e macOS) ma spesso e volentieri vengono annunciate anche le novità hardware (qualcuno ha detto Mac Pro?!?) ed è per questo che l’ho soprannominato natale estivo.

Kinotto 2019 RT

Anche quest’anno saremo in diretta nel programma TechnoPillz, trasmissione del network di podcast RunTime Radio, in cui da ormai un anno faccio parte in modo attivo anche io.

Oltre all’inossidabile ed indomito conduttore Alex Raccuglia, ci saranno con noi:

Ormai ci conoscete: questo è il terzo anno che seguiamo questo evento in diretta con un commento che definire scanzonato è poco, meno da groupie con sindorome da GAFAM1 e più da utenti di lungo corso e smaliziati, che usano e si sporcano le mani con gli strumenti messi a disposizione da Apple, nel bene e nel male.

Maggiori informazioni si potranno trovare sulla pagina Facebook nella quale verrà pubblicato il link per seguirci in diretta sulla piattaforma Spreaker, per ora vi lascio il trailer registrato per l’occasione.

A questa sera, ore 19, puntuali!


  1. Definizione presa in prestito da Walter Vannini: GAFAM è l’acronimo di Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft. Ovvero i 5 cavalieri dell’apocalisse dell’economia dei dati. Più informazioni sul podacast DataKnightmare che aprirà gli occhi di molti ascoltatori con le sue parole. 
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Scelta del Mac [Agg. agosto 2018]

In tutta tranquillità, senza un evento dedicato, la linea dei MacBook Pro con Touch Bar ha ricevuto un aggiornamento hardware che definire sostanzioso è poco ed i punteggi del test sintetico GeekBench1 parlano chiaro: salto generazionale.

Però c’è qualche “ma” da affrontare insieme.

Ci arriveremo, intanto partiamo dall’inizio: ci siamo lasciati nel lontano novembre del 2016 con i consigli per gli acquisti per chi fosse intenzionato ad acquistate un Mac ed usarlo nel campo dell’architettura2; nel frattempo ci sono stati aggiornamenti su tutta la linea, ma francamente non mi sembrava il caso di aggiornare l’articolo… Fino ad oggi.

MacBook Pro 13” con TB

Gran parte del guadagno prestazionale arriva dal nuovo chipset Coffee Lake dotato di processore i5 ed i7 di ottava generazione e dalla velocità strabiliante dei nuovi SSD.

Quindi taglio netto col passato e con i processori dual-core: il salto generazionale si fa sentire proprio dal reparto CPU perché sono equipaggiati con processori quad-core.

Il risultato è sbalorditivo: il MacBook Pro 13″ con TouchBar, versione base con processore i5 da 2,3 GHz, con i suoi 16440 punti si porta ad un soffio dal MacPro (Mid 2012), supera il MacBook Pro 15″ (Mid 2017) dotato di i7 da 3,1 GHz ed il Mac Pro (late 2013) non è così lontano.

Geekbench MBP 13 2018

Ok, se il concetto non è sufficientemente chiaro, ripetete con me: gli unici portatili Apple davanti ai MacBook Pro 13″ 2018 con Touch Bar sono solo i 15″ versione 2018.

Solo.

Qui l’asticella non è stata portata più in alto.

E’ letteralemente esplosa e dobbiamo andarla a cercare perchè con questo aggiornamento i termini di paragone devo essere riparametrizzati.

L’SSD ha un qualcosa di strabiliante: le prestazioni di lettura e scrittura sono arrivate ad essere dieci volte più veloce della media degli SSD in commercio.

Dieci

In due secondi vengono spostati 5 GB di dati.
Lapidario il commento di Roberto Pezzali nel suo articolo pubblicato su DDay:

Utilizzando il benchmark di Blackmagic, una delle utility solitamente utilizzate per provare la velocità dei dischi SSD, l’unità interna del MacBook Pro da 13” ha fatto registrare l’incredibile valore di 2519 MB/s, spostando 5 GB di dati in poco meno di due secondi. L’unico computer che fino ad oggi si era avvicinato a tale valore era l’iMac Pro, altro mostro dedicato a professionisti del video, sviluppatori e ricercatori. Gli altri notebook, anche i migliori, raggiungono prestazioni che nemmeno si avvicinano a quanto fatto registrare dal MacBook Pro.

MacBook Pro 15″ con TB

Le caratteristiche valide per il 13″ lo sono anche per i 15″, con due precisazioni:

  • i processori sono 6-core (!);
  • davanti a loro ci sono SOLO gli iMac Pro (late 2017) ed i Mac Pro (late 2013).

Geekbench MBP 15 2018

MA

È proprio su questo modello che si sono proiettate le ombre dall’enorme potenza di cui è dotato.

L’ombra principale si chiama Thermal Throttling: in pratica è un sistema che abbassa la frequenza del processore nel caso in cui sia rilevato un aumento di temperatura al di sopra del parametro prefissato. Questo aiuta a non fondere l’hardware in caso di carichi di lavoro prolungati ed impegnativi.

Il problema si è posto durante l’utilizzo intensivo con Adobe Premiere, evidenziato in questo video che vede impegnato il MBP 15” con Radeon Pro 560X equipaggiato con CPU i9 da 2,9 GHz e 32 GB di memoria RAM.

L’autore del video, David Lee, fa notare che il processore, sotto sforzo, lavorava alla sua frequenza minima: 2,9 GHz. Questo ha comportato che il lavoro fosse eseguito in 39 minuti e 37 secondi, mentre la versione 2017 dotato di i7 ha impiegato per lo stesso lavoro 35 minuti e 22 secondi. In aggiunta, il tester ha pensato bene di mettere il MBP ‘18 a svolgere lo stesso lavoro in freezer ottenendo un tempo di 27 minuti e 18 secondi.

E qui mi son fermato col video e non ho idea di cosa succeda dopo…

La prima domanda che mi son posto è: in che cosa consisteva questo carico di lavoro?

Grazie ad Alex Raccuglia che lavora in questo campo, posso spiegarvi di che si tratta, come lui ha fatto con me.

L’operazione in questione consisteva nel prendere un filmato, girato con una macchina da ripresa Scarlet in 5k – da circa 5000×2500 pixel circa – e fare un downscaling dello stesso in una risoluzione umana a 4k. Per dare bene l’idea di ciò che è stato utilizzato, l’affitto della camera con cui è stato girato il video costa circa 800/1000 euro al giorno e ci si girano i film, giusto per contestualizzare.

Sottolineando che sia giusto che vengano evidenziati i limiti dell’hardware messo in commercio da Apple, porgo le mie riflessioni in merito, per quel che valgono – 2 cent al cambio attuale – dette con ironia e sarcasmo per farci quattro risate insieme, nella speranza che il lettore tragga le sue conclusioni col sorriso sulle labbra.

2 cent

Parto dal freezer: l’idea qual’era? Quella di dimostrare che la ventilazione naturale che utilizza l’aria come raffreddamento non sia adeguata? Capisco che un vero Pro gira con un frezeer nel baule della sua auto – sempre Apple – perché così può spremere tutta la potenza necessaria anche da un iPhone ma è indiscutibile che l’aria, a meno che il vero Pro in questione non stia girando un film in Antartide, è difficilino che possa far lavorare un i9 a quella temperatura.

Poi certo, se devi pubblicare in formato 4k il tuo film appena girato in 5k in Antartide attendendo 3 minuti in più che il Mac finisca il lavoro di downscaling, capisco che la perdita di tempo possa essere fatale perché a quella temperatura anche il corpo umano può perdere gradi e non è dotato di Thermal Throttling inverso.

Magari, visto che in quel determinato processo che immagino – ma magari sbaglio, eh! – tutti facciano almeno una volta al giorno in mobilità, avrai perso anche 3 minuti ma l’i9 in questione te ne fa guadagnare 30 nel resto dei task che compi per ottenere il lavoro fatto.

Senza considerare che operazioni di quel tipo – ricordo che è un filmato in 5k girato con una telecamera per film – non siano il massimo da eseguire in mobilità su uno schermo da 15”, seppur Retina: prima del downscaling non fai qualche controllo sulla qualità, tagli, modifiche varie al filmato?

In alcuni ambienti ci sono persone che si lamentano che l’iMac Pro non sia stato equipaggiato con uno schermo da 32” perché con quello da 5k e 27” non si riesce a lavorare, sennò.

Il Mac in questione, con quel tipo di configurazione, costa 4.219 euro. Siamo sicuri che per quel tipo di lavoro non fosse più adatto un iMac Pro spendendo il 30% in più? Con uno schermo da 27”? Con una scheda grafica con memoria doppia? Con gli Xeon? Sicuri sicuri sicuri?!?

Sono del parere che gli utilizzi dei computer vadano contestualizzati.

Faccio degli esempi in altri ambiti per entrare nel mood del concetto: se abito a Cervinia e mi compro una Porsche Cabrio, non è che mi lamento che d’inverno ho freddo e/o non posso aprire la capote. Se vado all’Ikea e compro un armadio che -sì me lo danno smontato- ma l’imballo sarà almeno lungo due metri e all’interno della Smart non ci sta e non mi devo lamentare se utilizzo quell’auto per fare acquisti.

Un portatile è un portatile.

Il suo ambito di utilizzo e prevalentemente in mobilità: utilizzarlo come sostituto del deaktop, anche se ha i numeri, non è il suo ambito di lavoro.

Interessanti, in tal senso, le conclusioni di Lucio Bragagnolo di Quickloox nel suo articolo:

MacBook Pro di punta e Xps15 di Dell condividono lo stesso processore Core i9, quindi offriranno prestazioni equivalenti, giusto?

Giusto, finché sono alimentati. Se lavorano con la batteria, MacBook Pro mantiene prestazioni costanti mentre invece Xps15 crolla e vince il premio portatile che funziona quando non lo è.

Vita da dietro lo schermo

Recentemente ho eseguito uno studio di interni per una ristrutturazione, presentando dei render che ho eseguito col mio MacBook Pro 13” (mid 2014) versione base: circa una decina di immagini con picchi di un’ora lavorativa nei render con molte luci, risoluzione di 200 pixels/inch, formato A5. Non è un lavoro da ArchViz3, ma adatto ad una presentazione ad un Cliente che vuol avere un’idea precisa di quello che sarà il futuro.

Render MBP 13" (mid 2014)

Una volta stabilite le viste ed il livello di dettaglio da raggiungere, lanciavo il render prima di andar a dormire o lo lanciavo mentre sullo schermo esterno lavoravo al CAD e portavo il resto del lavoro avanti.

Visto che questo era un lavoro relativamente4 gravoso per il mio portatile ho tenuto d’occhio le temperature dell’hardware: senza starci a pensare non l’ho messo in freezer mentre renderizzava, ho semplicemente aumentato il raffreddamento del processore facendo in modo che le ventole del MBP girassero alla loro massima velocità tramite l’utility smcFanControl di cui ho parlato in questo articolo.

Ad esempio

Sposo molto di più l’approccio che ha Marco Arment con il suo portatile: lavorando spesso in mobilità col Mac, non è la potenza pura quella che va a cercare.

Il suo obiettivo è massimizzare la durata della batteria: nel 2015 ha utilizzato l’app Turbo Boost Switcher che disabilita il turbo boost del processore quando non serve e la sto proprio utilizzando ora per scrivere questo articolo in mobilità. L’esperimento di Arment è continuato con il suo nuovo MBP 13″ 2018 usando l’app Volta che interviene sul voltaggio del processore; le sue conclusioni sono state:

the gain in battery life is about as large as the loss in heavy-workload performance. That’s a trade-off I’d gladly make when I need to maximize runtime.

The best bang-for-the-buck option is still to just disable Turbo Boost. Single-threaded performance hurts more than with wattage-limiting, but it’s able to maintain better multi-threaded performance and more consistent thermals, and gets a larger battery gain relative to its performance loss.

Ed aggiungo che sarebbe bello vedere un macOS Low Power Mode da utilizzare alla bisogna, seguendo l’elenco che ha citato nel suo articolo.

MacBook Pezza

Alla fine Apple ci ha messo una pezza software per ridurre o risolvere il problem del Thermal Throttling: Davide Lee ha rifatto lo stesso test ottenendo il lavoro fatto in 23 minuti e 12 secondi.

Anche la tastiera che non si può utilizzare nel deserto o da utilizzare solo nello sgabuzzino bianco di Ive è stata pezzata.

Mentre rimane da mettere una pezza alla questione audio del MacBook Pro, del quale ipotizzo sia il nuovo chip T2 il responsabile: rimanendo sempre nel campo delle ipotesi anche qui dovrebbe essere sufficiente un intervento software. Staremo a vedere.

Aggiornamento del 31 agosto: anche la questione audio è stata risolta.

Riassumendo

Manca solo un tassello alla linea Pro5, ma già l’iMac Pro prima ed ora i MacBook Pro hanno chiarito a suon di prestazioni la loro posizione all’interno dell’Apple Store.

Di seguito sintetizzo gli articoli precedenti in base agli aggiornamenti di cui sopra:

Lavori con carichi molto pesanti

Lavori di rendering leggero e/o saltuario

I lettori di più lunga data si saranno accorti che ho cambiato il titolo di questo tema: dopo l’esperienza dei rendering che ho eseguito col mio MBP 13” (mid 2014) e nel vedere con i miei occhi degli ottimi rendering eseguiti in 5 minuti di orologio su un MBA 13” con un setting particolarmente attento di VRay per Sketchup, il titolo “lavori che non riguardano rendering od operazioni complesse” incominciava a star stretto.

In questo capoverso vengono indicati i Mac che possono eseguire dei rendering leggeri e/o saltuari come possono essere quelli che riguardano una villa, senza spingersi fino alle vette del fotorealismo o da ArchViz.

In quel settore penso che in molti siano svenuti e/o in corso di rianimazione dopo aver letto della concretizzazione dell’ultima-macchina-da-guerra-trita-tutto-ti-devi-spaventare Turing Architecture di NVidia; dico solo che fa il ray-tracing in tempo reale 6!

Gustateti il video…

Quindi, tornando a noi:

Sospenso il giudizio sul Mac Mini viste le recenti indiscrezioni sulla rianimazione del modello a breve.

Un valido strumento di lavoro, che andrà ad affiancare le operazioni eseguite sul Mac, è il nuovo iPad 9,7″ e 12,9″: entrambe le versioni base sono compatibili con Pencil e saranno di grande supporto alla progettazione; direi di lasciare gli iPad Pro a chi ha la possibilità di utilizzare questo tablet come strumento principale nel settore dell’architettura.

Inoltre, segnalo:

  • le raccomandazioni della Buyer’s guide di MacRumors;
  • la possibilità di acquistare il Mac scegliendo tra i ricondizionati certificati Apple con disponibilità variabile nel corso dei giorni;
  • il leasing od il noleggio messo sempre a disposizione da Apple per i professionisti.

Buon Mac a tutti!


  1. sì, lo so, il test non mette alla corda l’hardware, ma è un test sintetico che uso da anni come riferimento per aver dei termini di paragone perchè sono più aderenti al modo in cui uso lavorativamente il mio Mac. Per chi fosse interessato, ce ne sono altri più cattivi come Cinebench o LuxMark 
  2. sì anche per fare i render. Lascio il discorso CUDA a chi fa ArchViz, intanto cerco di recuperare un minimo di serietà dopo aver pensato al docente del corso on line che decantava il numero di CUDA del suo portatile che si è piantato inesorabilmente nel momento in cui ha voluto far vedere un video di Youtube in diretta, vedi capitolo “Quando sarebbe meglio evitare” di questo articolo. 
  3. Architectural Visualization: per sapere di che cosa si tratta, ci sono maggiori informazioni qui mentre per conoscere il panorama italiano consiglio di dare un’occhiata qui 
  4. in fin dei conti, se fosse stato davvero gravoso, non sarei riuscito a lavorare al CAD mentre veniva renderizzata l’immagine… 
  5. manca ancora all’appello il Mac Pro 2019ForseSeIveVuole. 
  6. Il Ray-Tracing, a differenza del rastering, non si limita a renderizzare le scene e successivamente ad applicare effetti di luci e ombre: calcola la rifrazione delle luci e la conseguente produzione di ombre già in fase di rendering; maggiori informazioni si possono leggere qui 

Test Geekbench delle versioni 2017 di iMac e MacBook Pro

Il punteggio del test Geekbench è la cartina di tornasole per valutare le prestazioni a livello di CPU dei nuovi Mac: di seguito i risultati dei test multi-core della linea 2017 degli iMac e dei MacBoo Pro.

iMac 2017

iMac 2017 Geekbench

Il 27″ top di gamma (non Pro) con processore i7 da 4,2 GHz arriva al punteggio stratosferico di quasi 18.900 punti, piazzandosi al terzo gradino della graduatoria e lasciando il più potente degli iMac (almeno fino alla generazione 2017) 1.900 punti più indietro: in pratica c’è stato un aumento delle prestazioni del 10%, sempre parlando di capacità di calcolo.

E lì dietro chi compare? Il MacBook Pro 15″ top di gamma, che arriva a 15.500 punti, confermandosi come una workstation portatile a tutti gli effetti.

MacBook Pro 15″ 2017

In fine dei conti, è solo passato mezzo anno dall’ultima volta in cui ho parlato di test Geekbench equesta mi sembra un’ottima occasione per dare una ripassata anche alla situazione dei portatili.

Il risultato, in sintesi è che la versione 2016 dei MacBook Pro è una versiona da dimenticare (almeno per quanto riguarda la CPU), mentre la generazione 2017 ha dato degli ottimi risultati: il MacBook Pro 15″ top di gamma supera con i suoi quasi 15.500 punti il Mac Pro del 2012 con processore Xeon e l’iMac 2017 top di gamma con processore da 3,8 GHz. La versione più potente del MBP 15″ era quella del 2015 con circa 14.300 punti, superato anche dalla versione base con Touch ID dei MBP 15″ 2017.

MBP 15 2017 Geekbenck

La versione 2017 top di gamma si riprende il titolo di arma portatile totale senza dubbio.

MacBook Pro 13″ 2017

Per quanto riguarda la versione da 13″ dei MBP 2017, il top di gamma con processore i7 da 3,5 GHz ha un punteggio di circa 9.600 punti: è veramente ad un soffio dalla barriera psicologica dei 10.000 punti che delimita la fascia cattiveria allo stato solido.

MBP 13 Top 2017 Geekbenck

Molto vicino all’indimenticabile MBP 17″ dell 2011, questa versione del MBP 13″ supera l’iMac da 21,5″ del 2017 versione base non Retina.

La versione base dei MBP 13″ senza Touch ID con i suoi 8.900 punti circa, si porta vicino alla versione base dei MBP 13″ con Touch ID (9.200 punti circa) e lascia indietro tutte le versioni precedenti dei 13″ ed un po’ di generazioni precedenti di Mac Pro.

MBP 13 Base Geekbench

Conclusioni

Tirando le somme, la generazione 2017 degli iMac e dei MBP sono delle ottime macchine, almeno a livello computazionale e di potenza di calcolo.

Mi riservo però di sviluppare ed approfondire successivamente la questione schede grafiche.

 

Evento Apple di settembre

E’ stata svelata la data da Jim Dalrymple di The Loop: il 7 settembre ci sarà l’evento Apple al Bill Graham auditorium di San Francisco.

Mi attendo che vengano lanciati i nuovi iOS 10 e macOS Sierra e ci saranno anche i nuovi iPhone 7 (come pare suggerire l’invito). Chissà però se ci saranno dei nuovi iPad? Aggiornamenti o solo nuovi modelli?

La grande incognita rimane la presentazione di nuovo hardware nel settore computer: gli attesissimi MacBook Pro, non solo per il possibile inserimento di una barra OLED touch al posto dei tasti funzione, ma soprattutto per l’aggiornamento sotto la scocca.

Ed in attesa di una svecchiata è anche il Mac Pro che non è stato aggiornato da tanto, troppo, tempo.

La guida all’acquisto di MacRumors, parla chiaro.

Il pensiero corre anche al mitico MacBook Air: sarà questo l’evento che gli taglierà le ali o rimarrà in listino aggiornato e/o con nuove spoglie?

Scelta del Mac [Agg. 16/10/2014]

Dopo il keynote Apple del 16 ottobre, in cui sono state presentate alcune novità hardware oltre all’annuncio del rilascio del nuovo sistema operativo OS X 10.10 Yosemite, con questo post voglio aggiornare i consigli riportati precedentemente per la scelta del Mac da utilizzare in ambito lavorativo nel settore dell’architettura.

Per quanto riguarda il lavoro in mobilità con carichi molto pesanti, si conferma il MacBook Pro 15″ Retina display (mid 2014) con processore Intel i7 Quad Core a 2,8 GHz, SSD da 512 GB, 16 GB di memoria RAM, scheda grafica Intel Iris Pro e NVidia GeForce GT 750M con 2GB di memoria on-board. La macchina così configurata raggiunge la bellezza di 14.610 punti nel test Geekbench a 64 bit Multicore, addirittura superiore al Mac Pro (late 2013) dotato di processore Intel Xeon a 3.7 GHz Quad Core.

MBPr15_vs_Mac_Pro

Per chi invece si occupa di lavori in postazione fissa con carichi molto pesanti consiglio di optare per il nuovo iMac Retina Display, favorito da un prezzo molto competitivo e schermo 5K compreso nel prezzo rispetto al Mac Pro in commercio, come accennato in questo articolo.

iMac_Retina_Display

Concordo con le conclusione dell’articolo di Marco Arment riguardo all’identificazione della possibile clientela dell’attuale Mac Pro:

So who’s the Mac Pro for?

At this point, not a lot of people:

  • People who heavily use OpenCL apps
  • People needing as much parallel CPU power as possible, such as professional video editors, who can afford the 8- or 12-core CPUs
  • Anyone using a lot of Thunderbolt devices
  • Anyone who needs a lot of monitors, an HDMI output, or two built-in network interfaces
  • People who need the quietest computer possible under any load
  • Roles in which a kernel panic or other slight hardware glitch may be very costly

This list keeps getting shorter over time. I think I finally fell off of it.

Altrimenti iMac Retina display.

Per quanto riguarda lavori che non riguardano rendering od operazioni complesse (come, ad esempio, manipolazione di nuvole di punti provenienti da rilievi fatti con laser scan 3D o vettorializzazioni di grandi immagini), confermo il MacBook Pro 13 Retina display base per chi lavora in mobilità, del quale ho accennato le caratteristiche in questo articolo.
La versione base di questo portatile totalizza 6.617 punti, posizione intermedia tra il MacBook Air 13″ (Early 2014) con processore i5 Dual Core da 1,4 GHz (punteggio di 5.291) ed un iMac 21.5″ (Mid 2011) con processore i5 Quad Core a 2.5 GHz.

MBPr13

L’unico lato negativo per questo tipo di portatile, a mio avviso, è l’indisponibilità di processori Quad Core, nemmeno in opzione in fase di acquisto, segno distintivo rispetto ai MacBook Pro Retina 15″ che invece ne sono dotati fin dalla versione base.

Per chi lavora in postazioni fisse, oltre a consigliare un qualsiasi iMac dotato almeno di Fusion Drive, meritano un accenno le novità annunciate durante il keynote relative al Mac Mini: è stata introdotta una versione base con Intel i5 a 1,4 GHz con 4GB di memoria RAM e disco rigido meccanico da 500 GB e scheda grafica Intel HD Graphics 5000. Ottimo il suo prezzo e prestazioni allineate alle versioni entry level dell’iMac (dotato di 8 GB memoria RAM) e del MacBook Air 11″ e 13″, sebbene quest’ultimi siano avvantaggiati sul lato pratico dell’esperienza d’uso dalla presenza di SSD di serie.

Mac_Entry_Level_2014

 

Consiglio, per chi vuole proprio acquistare un Mac Mini, di valutare almeno la versione 2014 con processore i5 a 2,6 GHz: con 200 euro di spesa in più, si ottiene il circa il 23% in più di prestazioni (circa 1.300 punti in più).

Mac_Mini_Secon_level_2014

Per chi può attendere, può valutare di trovare l’occasione giusta nell’usato garantito Apple (o in altri canali), per acquistare un Mac Mini (late 2012) con processore Intel i7 Quad Core a 2,6 GHz: il punteggio è di ben 12.696, risultando una perfetta workstation!

Mac_Mini_2012

Sul fronte iPad, è stata rilasciata la nuova versione di iPad Air che passa alla versione 2: finalmente 2 GB di memoria RAM, processore A8X Tri Core ad 1,5 GHz, spessore ridotto (da 7,5 a 6,1 mm), meno pesante (30 gr in meno), miglioramenti nella resa grafica del display, miglioramenti sul versante fotografico, Touch ID, abilitazione Apple Pay e soprattutto prestazioni di rilievo.

Come scrive Maurizio Natali di Saggiamente nella sua recensione di iPad Air 2:

Con Geekbench 3 ho ottenuto un risultato in multi-core di 4496, contro i 2651 del primo Air. In pratica la velocità è vicinissima ad essere raddoppiata.

Invece, per quanto riguarda la GPU, Maurizio Natali scrive:

In quasi tutte le prove ha ottenuto risultati superiori di 2,5/3 volte, offrendo un salto prestazionale senza precedenti nella storia dell’iPad.

In conclusione:

Abbiamo visto che il salto rispetto il primo Air è molto consistente, con una CPU il doppio più veloce ed una GPU che raggiunge quasi 3 volte le prestazioni della precedente. I benchmark non mentono, tuttavia non c’è ancora un’offerta di app che sfruttino queste maggiori potenzialità e bisognerà attendere un po’ prima di vedere cosa sa davvero fare l’Air 2.

iMac Retina Display

Apple ha presentato il 16 ottobre il nuovo iMac 27″ di fascia alta, dotato di schermo Retina 5K con l’iperbolica risoluzione di 5120 x 2880 (pari a 14,7 milioni di pixel), processore Intel Core i5 quad-core a 3,5 GHz, 8GB RAM, Fusion Drive da 1TB e scheda grafica AMD Radeon R9 M290X con 2 GB di memoria video GDDR5, il tutto per un costo di 2.629,00 euro.

Dal punto di vista hardware, l’iMac Retina ha in dote Chipset Haswell e CPU aggiornati (visto il ritardo nel rilascio dei chipset Broadwell da parte di Intel) rispetto al suo diretto rivale, ovvero il Mac Pro. Quest’ultimo, sebbene abbia in dote CPU di classe Xeon, ha un chipset IvyBridge, più vecchio.

Nell’interessante articolo di Marco Arment vengono indicati i primi risultati del benchmark GeekBench 3 pubblicati in questa pagina, testando il Mac Pro (late 2013) dotato di Intel Xeon 6-core a 3,50 GHz con 16 MB di RAM ed il recente iMac Retina con Intel i7 a 4,00 Ghz e 16 MB di RAM.

Il risultato è che l’iMac è più veloce del 25% per i task sigle thread e più lento del 15% per i task multi thread.

Dal punto di vista economico, scegliendo come opzione un disco SSD da 512 GB per entrambi (visto che siamo nelle campo delle ipotesi, è bello sognare), CPU e RAM come indicati nel test e una scheda grafica AMD Radeon R9 con 4 GB di memoria RAM (per l’iMac) i prezzi sono 3.629,00 euro per l’iMac contro i 4.353,03 euro per il Mac Pro, soltanto che quest’ultimo non è dotato di schermo Retina. Giusto per finire i conti, un Apple Thunderbolt Display da 27“ costa in più alla configurazione del Mac Pro 1.007,00 euro o, in alternativa, un monitor LED 4K UltraHD Sharp da 32” costa in più 3.799,00 euro.

Su quale dei due acquistare non ci sono dubbi; rimane un’incognita: la scheda grafica c’è la farà a reggere quasi 15 milioni di pixel del iMac Retina?

Due idee sul nuovo Apple MacPro

Introduce un nuovo concetto di espandibilità: non devo più aprire il “cofano” ma devo solo aggiungere periferiche, sfruttando le possibilità offerte dalle porte thunderbold 2 (fino a 20 Gb/sec, ne sono presenti 6 e si possono collegare 6 periferiche ad ogni porta), collegando dischi esterni tradizionali molto capienti o SSD ed anche ulteriori schede video. Mi piace come idea: una workstation che fa la workstation. I compiti dello storage vengono lasciati al di fuori della macchina.

È un oggetto di design. Indubbiamente, non è più il vecchio case del MacPro ingombrante e pesante, seppur bello, parcheggiato sotto la scrivania, poco in vista. No, questo è tutt’altra musica! Piccolo, accattivante e di design: posto d’elezione sopra la scrivania.

MacPro